Terzo Livello

La Formazione Religiosa Preliminare - Sezione Propedeutica

La Formazione Religiosa Propedeutica Completa

I contenuti specifici dell’insegnamento della Scuola di Formazione Propedeutica alla Religione Romano-Italiana

 

Il Primo Anno.Il Credere Deos e la costituzione dell’animus religiosus

La seconda fase della formazione. La costituzione del Credere Deos e l’animo religioso. Il radicamento dell’animo in Dio e nella Sua Sapienza

I Moduli della Seconda Fase

Sesto modulo: Dall’interesse religioso rettamente orientato alla formazione della coscienza religiosa

Prima parte: La disciplina fondamentale del dialogo protreptico e la costituzione della persuasione magistrale

  • Approfondimento delle modalità della disciplina protreptica applicata alla costituzione del credere Deos. I contenuti fondamentali della disciplina protreptica superiore. Il fine della disciplina protreptica: condurre al credere Deos. La pratica comune della disciplina protreptica. L’esercizio dialettico e le condizioni necessarie di partenza della disciplina: l’interesse religioso rettamente orientato. L’esercizio del dialogo convertivo, l’aporetica e l’elenchica superiori.
  • La reazione generale del discente all’azione protreptica persuasiva. Tre tipi di uomini, tre tipi di reazione e tre tipi di discepoli. Le discipline integrative che favoriscono la conversione: la cura di problemi fisici; la cura di problemi psichici; la cura di problemi morali e sociali; la necessità di purificazione; la necessità di rettificazione; le basi della presenza a sé, la pratica della visione oggettivante e del distacco dal non sé. La crisi catartica nella prassi di costituzione del credere. Senso della crisi e suo retto superamento. Lo sviluppo dialogico: l’invito al dialogo oggettivo e soggettivo superiore. Il metodo dialogico e i suoi principi fondamentali.
  • I tre livelli del dialogo e il dialogo religioso. Contenuti dei dialoghi: la fase costitutiva della coscienza religiosa. Risultati della protreptica religiosa avanzata. L’assimilazione dei contenuti della prassi dialettica corretta. L’eliminazione delle opinioni soggettive e l’adesione ai contenuti oggettivi della conoscenza vera. La nuova coscienza e la polarizzazione della ragione fra il dominio intelligibile e la natura sensibile. L’emergenza della ragione oggettivante e le basi della trascendenza di sensazione e opinione. La ragione è persuasa dall’apprendimento adeguato della Verità Divina oggettiva. L’allineamento dell’animo convertito allo spirito religioso romano-italiano: omologia e concordia con la Sapienza Divina. La costituzione basilare del credere Deos e la fides romana.

Seconda parte: Volere credere. Dall’ignoranza superba alla prima modestia

  • L’importanza del credere Deos nella tradizione religiosa romano-italiana e la costituzione della fides. Il cuore della conversione religiosa. Che cos’è il credere. Che cos’è la fides. L’animo e la credulitas. Sofismo, erismo e pistis pisteutike. L’animo e la verità. La Realtà, Dio, gli Dei, il Mondo. La scoperta e la presa d’atto della soggezione all’ignoranza radicale della Realtà e alla superbia che ne deriva. La volontà univoca di conoscenza modesta.
  • La natura della conoscenza: prassi e gradi del credere. L’accesso alla realtà-verità e il radicamento in essa. Il processo protreptico e la disciplina della costituzione del credere Deos. Il credere Deos come base di tutta la religione. La fides autoritativa. L’Autorità Divina dei Maggiori. Prima Deos credere, poi scire illos esse. Il processo costitutivo della recta opinio  e della bona fides. Come si giunge alla formazione del credere religioso romano-italiano.
  • La disciplina attiva del volere credere. La rinuncia attiva alle false opinioni e al vano opinare. L’innesto dell’attività conoscitiva nella Sapientia Divina attraverso recta opinio. La costituzione dell’animo nella fides. Sulla natura della bona fides. Come si passa dal cogitare superbo, vano e autoreferenziale, al credere modesto centrato sulla Sapienza di Dio. La lotta contro il demone della superbia per la costituzione dell’animo nel credere. Come si assume la Verità Divina in modo autoritativo. Praticare l’annullamento attivo del pensiero mortale e delle azioni su di esso fondate. Annullare l’io superbo autoreferenziale nella Volontà Divina. Perseguire un credo-fides stabile.
  • La via indiretta alla costituzione della fides religiosa e del credere Deos: la prassi dialettica e la persuasione magistrale. La natura e il contenuto del credo e della fides romana. Il retto processo del credere e la deviazione nella credulitas. Venere, Divina Madre, porta l’animo alla suasio. Quali sono i prerequisiti per giungere al credere Deos. Quali sono i problemi che si presentano nella ricerca del credere. Il salto ontologico dal cogitare superbo, vano e autoreferenziale, al credere modesto centrato su Dio. La prima modestia e il credere Maioribus. Il fedele ragiona, pensa, giudica e parla in Dio.

Settimo modulo: I fondamenti del credo religioso romano-italiano

 Prima parte: La natura degli Dei e la religione romano-italiana

  • La tradizione divina del Regno di Saturno e la Pax Deorum Hominumque. La costituzione di Roma e la riattualizzazione del mistero aureo originale della Regalità Divina. Il sistema integrale della tradizione religiosa romano-italiana. La perfezione integrale dell’uomo e dell’umanità e la loro pienezza metafisica. L’uomo divino assoluto dei primordia e la civiltà aurea perfetta. L’organizzazione della tradizione della perfezione religiosa originale. La prassi realizzativa dell’uomo divino e della città divina. La costituzione dell’uomo divino e della città divina, la loro tradizione e il mos maiorum.
  • La cultura religiosa romana, la perfezione dell’humanitas e della civilitas. L’attuazione della provvidenza romana nell’uomo divino romano e nella città divina universale. La pietas patria e il fine di Bene Assoluto assegnato a Roma. Formazione dell’animus religioso nella pietas patria secondo la tradizione autorevole: esame delle scritture fondamentali, Virgilio, Cicerone, Livio, Valerio Massimo. L’ascesa nell’humanitasromanitascivilitas: introduzione alle opere politiche, filosofiche e retoriche di Cicerone; esame di Quintiliano. La realizzazione dell’uomo religioso perfetto: l’Avgvstvs, l’apoteosi e la glorificazione integrale.
  • Cosa significa essere religioso romano-italiano. Che cosa è l’animo religioso. Qual è lo stato interiore del religioso romano-italiano. L’uomo romano-italiano: cosa pensa, cosa dice, cosa vuole, cosa sente. Senso dello sviluppo della ragione religiosa della fede.
  • Elementi fondamentali del credo religioso romano-italiano. L’animo religioso deve essere radicato nella Natura Divina e dunque nel credere Deos. L’animo religioso deve avere: la convinzione perfettissima dell’esistenza del Divino, del Dio, degli Dei; la conoscenza sufficiente della Natura Divina; la conoscenza sufficiente del governo provvidenziale necessario del Tutto e del Mondo da parte degli Dei; la conoscenza sufficiente circa l’azione immanente della Provvidenza Divina che accompagna la vita di un popolo, di una gente, dell’uomo singolo; la conoscenza sufficiente della Perfetta Giustizia del Governo di Dio. L’animo religioso deve fondare ogni suo pensiero e ogni suo atto sul credo religioso. La costituzione del credere Deos richiede l’eliminazione di qualsiasi ateismo, di principio e di fatto, dall’animo.
  • La Divinità e le prove della Sua Esistenza: ex motuex causaex contingentiaex graduex fine. Prove indirette dell’Esistenza del Divino e  degli Dei: prove sociali, prove morali e prove tratte dalle koinai ennoiai di tutte le nazioni.
  • La struttura, l’ordine e l’immanenza ipostatica del Divino. La Divinità Suprema e l’Ordine Divino Supremo assolutamente non duale.  Gli enti divini sovraessenziali e l’Unità Divina Suprema in Ianus. Il Dio in quanto Primo Ente Intelligibile determinato. Saturnus e gli Dei intelligibili e provvidenziali principiali. Il Dio in quanto Principio della manifestazione universale. Iupiter, gli Dei olimpici sovracosmici e l’ordine olimpico. I mediatori dell’Ordine Divino Olimpico, gli Dei cosmici, gli Dei angeli e l’immanenza del Governo Divino. Gli Dei sublunari e gli Dei terrestri e l’estensione dell’Ordine Olimpico fino al mondo inferiore.  Introduzione specifica ai geni, ai demoni, alle ninfe, ai satiri, ai fauni, ecc.
  • La Natura del Divino. La descrizione della Natura degli Dei, della loro sostanza, delle loro operazioni, delle loro funzioni. Descrizione dell’immanenza integrale del Divino e della completa saturazione del Tutto, da parte degli Dei. Esame di Virgilio, Eneide, VI, 724-727; Georgiche, VI, 219-227; Bucoliche III, 60-61. Le basi della meditazione noumenica e della integrazione dell’animo nell’eterna presenza del Divino nell’uomo e nel Tutto.

Seconda parte: Sulla natura della Provvidenza, del Fato e del Governo Divino del Tutto

  • Il Governo Provvidenziale del Tutto, del Mondo, dell’uomo. L’Ordine Provvidenziale del Dio Supremo. L’Ordine Provvidenziale del Primo Dio Intellegibile. L’Ordine Provvidenziale del Dio che governa il Mondo. L’Ordine Provvidenziale degli Dei celesti. L’Ordine Provvidenziale degli Dei terrestri.
  • DivinitasProvidentiaFatum. Ordine della Divinità, costituzione dell’Amor Divinus e della Providentia. La natura della Providentia. Il Dio Supremo è ipernoetico. Il Primo Ente e la Provvidenza Intelligibile. Il Dio che costituisce e governa il mondo e la Provvidenza mondana. Il rapporto fra la Provvidenza del Primo Dio e quella degli Dei cosmici. Il rapporto fra tutti i gradi della Provvidenza e la Provvidenza finale degli Dei terrestri.
  • La natura del Fatum. Il rapporto ProvidentiaFatumProvidentia romana. I piani graduati della Providentia. Esistenza delle disposizioni particolari della Providentia: popolo, gente, famiglia, singolo uomo. Ogni singola esistenza è retta e guidata continuamente dalla Providentia.
  • Providentialibertasfelicitas. Teologia della libertà e della felicità nella religione romano-italiana. Il fondamentale significato della formula omnia prospera avenisse sequentibus Deos: esame di Livio, I, 9, 3-4. I fondamenti del Deos sequi. Ogni atto si sviluppa secondo il Favore Divino solo pro merito religionis: esame di Livio, IV, 2-5. La disciplina della Providentia a Roma. Fedeltà alla Providentia e vita beata. Teofania Divina, Providentia e accordo con la Providentia Deorum. È impossibile per l’uomo vivere una vita buona, beata e felice essendo ateo e disprezzando gli Dei. La perfezione della vita dell’uomo si ottiene solo accordando ogni suo atto alla Provvidenza Divina Suprema. Solo a partire dal credere Deos si costituisce il primo accordo dell’animo con la Provvidenza Divina.
  • Il piano del mondo. Iupiter, il Fatum e il Governo del Mondo. Iupiter, il Fatum e la Iustitia. Il Fatum è necessario, inesorabile e immodificabile. Ducunt volentem fatanolentem trahunt: esame di Seneca, Epistole,107, 11-5.*
  • Il ruolo fondamentale dell’animo dell’uomo nel piano fatale integrale. L’elevazione alla libertà dell’animo attraverso la disciplina della virtus centrata sulla conoscenza. La realizzazione della magnanimitas attraverso la sapientia. I gradi della libertas. L’integrazione dell’animo nella Providentia: la via della felicità e  della giustizia nella religione romana. Il compito dell’uomo nel piano universale della Providentia Divina.
  • Il culto della Providentia a Roma. Come si svolge la disciplina della Providentia a Roma. Roma è espressione della Provvidenza Universale Integrale. Il romano obbedisce al piano integrale della Providentia Deorum. Enea è l’esempio dell’elevazione apoteosica alla visione essenziale del piano divino universale della Provvidenza. Lo sviluppo della virtù della prudentia come fondamento dell’azione pia. Senza la prudentia non vi è costituzione di civilitas. La prudentia procede dal credere Deos.
  • Fatum RomanumFata Deum. L’animo e i data fata. Non ci sono mai fati avversi, ma solo fati incompresi. Vari aspetti del Fatum. Le relazioni esistenti fra Fatum Fortuna. La fortuna si affronta con virtusAudentes Fortuna iuvat: esame di Virgilio, Eneide, X, 284. Il fato è assegnato alla nascita, ma la fortuna regola la vita. Iupiter regna sul Fato Universale, ad Esso spetta l’ultima parola su ogni linea fatale. Dei e uomini hanno linee fatali intrecciate. Enea modello di amor fatiet fatis egere volentem: esame di VirgilioEneide, VIII, 131-133. Il Fato non è mai crudele, le Erinni sono sempre giuste. La “minaccia divina” è un aspetto della Nemesi, come la Vindicta Divina. Il “peso del destino” e le chere della nascita. L’animo dell’uomo non è mai solo. La guida continua dell’uomo da parte degli Dei, segni e divinazione. Tutto è controllato e diretto dagli Dei in ogni istante. Solo in Iupiter vi è la comprensione totale del Fato. Chi non ha raggiunto la divinizzazione integrale deve attenersi sempre, scrupolosamente, alla fides intemerata in Dio. Superare gli errori del fatalismo, del pessimismo, dell’ottimismo, della credulità, dell’ateismo, ecc.

Ottavo modulo: L’animo religioso e il credere Deos

Prima parte: Costituire l’animo nel credo religioso romano-italiano

  • Ogni animo è religioso solo è costituito nella retta relazione a Dio. La retta relazione si costituisce solo nella modestia. Senza modestia nulla può essere attuato di buono e giusto. Nella modestia si attuano ad un tempo la conoscenza della natura dell’uomo e la conoscenza di Dio.
  • Elementi che fondano la conoscenza religiosa dell’uomo romano-italiano. Dalla conoscenza-convinzione relativa all’esistenza di Dio, alla perfetta integrazione nel piano provvidenziale degli Dei secondo giustizia. La Giustizia Divina e il male. Iustitia et PaxFatum et IustitiaIura dare è l’attività propria di Iupiter. L’atto della Natura Divina è iura dare. La Iustitia in rapporto al mondo è figlia della Ratio di Iupiter. Il Fatum sviluppa la Ratio secondo Ius, in ogni ente vi è la presenza della Iustitia Divina.
  • La Giustizia di Dio regna ovunque. L’animo si accorda alla Giustizia volontariamente, altrimenti nessun accordo è possibile. La natura dell’ira deorum e la poena/labor dell’impius. L’individuazione degli Dei irati. Come si placa la ira deorum con la pietas. L’animus bonus non determina mai ira deorum. Stato interno e azione esterna nella pacificazione dell’uomo con gli Dei. Enea e la Regina Deum. La funzione del Dio Tiber nella religione romano-italiana. Gli Dei irati causano ogni sorta di travaglio interno ed esterno all’uomo. L’uomo deve vivere sempre nella pace con gli Dei, ripristinandola se viene perduta.
  • Pax Deumcredo e fides. L’ira Deorum, la Iustitia Divina, l’azione contro il Fatum e la Vindicta. Il superbo e l’ira Deorum. Sopra ogni cosa l’animo deve temere gli Dei. Il rispetto della Iustitia fonda sulla coscienza del vero dei NuminaConscia numina veri: esame di Virgilio, Eneide, II, 141. La fede nella pietas degli Dei, si qua est caelo pietas: esame di Virgilio, Eneide, II, 536. Agire sempre nella coscienza che nulla avviene senza la giusta disposizione divina,  non haec sine numine divom eveniunt: esame di Virgilio, Eneide, II, 777. Solo la pietas è accolta dagli Dei. Tutto è avvolto nel Fatum disposto dal Re degli Dei: esame di Virgilio, Eneide, III, 736-837. Occorre stabilirsi nella firma fides e accogliere tranquillamente i data fata. Occorre disporsi nell’amor fati secondo prudentia per captare la benevolentia divina.
  • Il superbo, il maligno e la pena che patisce agli inferi. L’animo maligno superbo non rispetta la Giustizia Divina. Apollo rappresenta la perfetta  intelligenza in accordo con l’Essere Divino, Flegias è il suo opposto e costituisce il principio della superbia radicale. Flegias è precipitato in fondo al Tartaro dalla Giustizia Divina. Nell’inferno delle purificazioni Flegias rappresenta lo stato dell’essere miserrimus, perciò è condannato ad esaltare perpetuamente la Giustizia Divina: esame di Virgilio, Eneide, VI, 620. Enea è l’animus pius perfetto, radicato nell’amor fati e nella fides intemerata, perciò egli segue sempre il monito della giustizia. Il pius accede ai praemia fino al praemium maximum, la gloria eterna e la regalità divina, mentre il ribelle, il contemptor divum, come Mesenzio, è destinato ai castighi. L’animo buono non deve disprezzare Dio. Il male esiste solo a livello dell’animo umano. Il male è un prodotto dell’ignoranza e della superbia. Ogni malvagio, ogni spregiatore degli Dei, è soggetto sempre, in ogni istante, all’ira deorum, in vita e post mortem.

Seconda parte: L’animo religioso, la formazione della modestia e l’integrazione nella Providentia-Iustitia

  • La religione come obbligazione giuridica divina. Che cos’è una obligatio. La natura del creditor e del debitor. L’obligatio che si costituisce essenzialmente e formalmente fra l’uomo e Dio. Il rapporto costituito in divinis fra Deus et animus. Origine dell’animus e la relazione ontologica di obbligazione a Dio. L’animus è debitor, perciò egli deve rispettare innanzitutto la ratio debiti.
  • L’animo e il suo ufficio religioso teofanico. Il concetto di officium. La natura essenziale dell’ente e l’ufficio inerente. La religio è l’officium essenziale dell’animo. Nel compiere il relegere l’animus è in atto secondo il suo essere proprio. Il rendere giustizia a Dio è l’officium che costituisce pietas.
  • La pietas è iustitia adversum Deos: esame di Cicerone, De Natura Deorum, I, 41, 116. La pietas si esercita sia moralmente che ritualmente, ma prima moralmente. La santità della condotta morale placa gli Dei e costituisce la Pax Deum. Nella misura in cui l’animo è in atto secondo il suo essere proprio rispetta la ratio debiti e attua la volontà di costituire Pax Deum. L’animo agisce proberite quando rispetta la regola giuridica e rituale oggettiva. Occorre rispettare sempre il diritto sacro nella prassi rituale oggettiva.
  • La retta disposizione della volontà nei confronti degli Dei è venia. La recta veneratio e la mala venia. La fraus nei confronti degli Dei. Il modello della pietas, Enea e la divinizzazione attraverso l’iter durum della  pietas.
  • La pietas, il credere Deos e il Deos sequi. Le condizioni fondamentali per l’esercizio della pietas. L’animo deve essere capace di attuare iustitia adversum Deos. L’attuazione della giustizia richiede la capacità di rispettare il ius oggettivamente. Il soggetto è capace di pietas effettiva ed autonoma quando raggiunge la virtus  della prudentia-iustitia. L’animo deve accostarsi al colere Deos in modo castus et purus. La perfetta castitas si ottiene con la perfetta sanctitas. Senza castitas il colere Deos è soggetto a contaminatio ed è invalido. L’uomo romano-italiano acquista la capacità religiosa attraverso l’educatio religiosa. Senza la costituzione dell’animo nel credere Deos, secondo fides, non vi è pietas. Evitare ogni irregolarità nell’accesso alla religio e alla pietas. La tradizione dei Padri relativa alla consegna sulla pietas va rigorosamente rispettata. La pietas non si risolve in atti rituali caricaturali. La pietas è possibile a tre livelli. Il grado elementare della pietas richiede il recte credere e quindi la costituzione del credere Deos. Dal credere Deos viene la fides intemerata che permette di radicare l’animo nella Sapientia Maiorum. L’osservanza della fede nella Sapientia Maiorumpermette di attuare il mos maiorum. L’attuazione del mos maiorum consente al soggetto di partecipare all’attività della Providentia e della Iustitia Divina. Dalla fides negli Dei deriva la bona fides in generale. Il vir bonus è tale perché rispetta la Iustitia Divina nella fides. Vi sono una recta fides e una perversa fides. Il vir vere romanus segue il motto dicta fides sequitur fata. La pertinacia nella falsa fides. La credulitas e la falsa fides. La prima fides, fondamento della stabilità nella pietas elementare. Solo il vir bonus fidelis è lealis. Il vir bonus è honestus e fidus. Ad ogni costo la fides religiosa deve essere preservata.
  • Per favorire il discente che si applica alla disciplina del e, allo stesso tempo, per evitare che egli regredisca nell’attività superba dell’opinazione vuota del profano, nella Seconda Fase della Formazione Propedeutica vengono insegnate alcune discipline interne elementari per fissare gli stati conseguiti dall’animus. Inoltre viene esposta la disciplina della meditazione romana che prepara il discente alla pratica del regime di transizione, che favorisce il passaggio dalla vita profana alla vita religiosa, una vita nella quale ogni aspetto viene regolato da una condotta rituale completa. Il discente deve conservare l’interesse religioso rettamente orientato raggiunto e mirare alla costituzione del credere Deos, senza essere assorbito di continuo  nell’affermazione dell’individualità e della ragione insipiente. Quando il credere Deos iniziale è raggiunto, occorre stabilizzarlo mediante l’esercizio della fede, la quale può essere stata ottenuta in modo autoritativo o in modo magistrale. Occorre avere presente che la fides, in prima istanza, non è fondata su scientia, ma su recta opinio, in ogni caso è il risultato della suasio diretta o mediata dal dialogo didascalico. La persuasioche si stabilisce perciò è maturata attraverso un’azione dialogica, dunque il credere iniziale è sempre un atto razionale. Se la fidesnon è “matura”, se l’azione che costituisce il retto credere non è andata fino in fondo, la fede conserva una base irrazionale, perciò è una vana fides (Virgilio, Eneide, IV, 12.), è alogon pistis, determinata da un’azione di persuasione sofistica che fonda su opinione, fantasia, emozione, passione, sensazione, ma non su scientia. La fides vana è soggetta ad alterazioni continue e si modifica a seconda dei diversi accidenti, perché non ha alcun fondamento epistemico stabile nell’essere, né si è costituita mediante autorità. L’ascolto di opinioni soggettive umane non accertate, l’influsso delle passioni, la superbia, la negligenza nel dialogo magistrale, l’ascendenza sviante dei demoni inferi, possono corrompere una fede debole e immatura.
  • Il retto credere non deve essere mai confuso con la credulitas, ciò che è “credibile” non necessariamente è vero. Se non si radica l’opinione nella fonte autorevole, o sulla dialettica scientifica, o persino sulla logica, non vi è scampo dalla credulitas e da ciò che essa comporta. La fides-credo incompleta è una mescolanza di razionalità e irrazionalità, di credo retto e di credulità, questa fede deve essere corretta e portata al suo giusto compimento.
  • La stabilizzazione del discente nella recta fides richiede una purificazione profonda da ogni opinare superbo e profano, la quale arresta ogni approccio irregolare e irrazionale alla Sapientia Maiorum. Molti soggetti impreparati e temerari si ingannano pensando che nella tradizione patria non vi sia una norma fissa a cui attenersi, un “dogma” o un “pragma” in cui aver fede, è esattamente il contrario. La doctrina e la disciplina implicite nel mos maiorumespressione della Auctoritas Maiorum, sono ciò a cui il pius romano-italiano si attiene in modo retto, in esse egli pone la sua firma fides, da ciò deriva la sua ortoprassi e dunque l’azione misurata, morale e rituale, conforme alla Sapientia Divina. Ogni defezione dal mos maiorum è una deviazione dalla retta via, dalla giustizia, perciò è un’empietà. La prima partecipazione alla Sapientia Maiorum si ottiene  solo a partire dalla costituzione della recta opinio, frutto del retto credere, sul quale fonda la fides, dalla quale a sua volta procede il timor Dei. Religio timor Dei sono sempre strettamente congiunti nella pietas romano-italiana: Connexa enim sunt timor et religio (Servio, Comm. En., II, 175). Questa stretta connessione fra il timor Dei e l’ufficio che si rende agli Dei nell’unità della prassi religiosa è affermato anche da Cicerone: “La religione consiste nel timore degli Dei e negli uffici che si rendono loro”( Cicerone, De Inventione, II, 22). Il religiosus è fortis, teme rettamente, è timoratus, il timor religiosus romanus non ha però nulla di irrazionale, non è pavor che paralizza o inibisce, né tremor, né terror, ma è timere, dalla radice tem-, presente anche in parole come templumtem-pus, il cui senso è “misurare separando”, “delimitare ordinando”, circoscrivere secondo giusta misura un’azione, un oggetto, uno spazio, ecc. L’animus immanente, quando conosce il suo status, si stabilisce nella modestia, perciò anche nel timere, egli prende atto della sua identità di essenza con gli Dei, ma distingue il grado di potenza e di funzione che esso ha rispetto ad Essi. Nel colere Deos, l’animus si rivolge al numen degli Dei mediante un timor razionale lucido, prudente, che gli consente di rispettare sempre, scrupolosamente, le gerarchie degli stati dell’Essere Divino e della Sua Potenza. Solo chi dispone del retto timor Dei non è temerarius, né timidus, perciò non esce mai dalla misura rituale e non cade nella superbia o nell’umiltà, quindi non incorre in atti privi di scrupolo religioso, di pietas. Il soggetto che non teme rettamente gli Dei non può essere religiosus, dunque senza timor Dei non vi è religio, ma solo superstitio neglegentia. Nel timor Dei rientra anche il preciso possesso della conoscenza di ciò che dipende dall’animo, di ciò che è suo proprio, di ciò che è in suo possesso e deve essere attuato, e di ciò che non dipende dall’animo, di ciò che non è suo proprio, che non è in suo possesso, perché dipende dagli Dei, dalla Provvidenza, dal Fato, da Fortuna, ecc., da ciò che deve essere rettamente rispettato mediante la pietas, un rispetto che conduce a felicitas beatitudo.
  • Sapere che cosa è dovuto agli Dei, affinché la presenza immanente del Bene Divino e della giustizia sia mantenuta nell’ordine della civitas, è proprio del religiosus, esso è il solo che può eseguire con scrupolo fedele, con religio, l’ufficio dell’animus divino immanente, costituendo la Regalità di Dio e la Sua Pace.
  • Oggi purtroppo diversi individui approcciano la religione patria afflitti da temerarietàma “temerare violare sacra et contaminare”, perciò gli atti caratterizzati da temeritas scadono nell’impietas, nel culto impuro, smisurato e non razionale, errato, per eccesso o difetto, contrario a prudentia, alla virtù che consente di conoscere e distinguere ciò che è da temere e ciò che non è da temere nell’ambito della religio e di ogni azione, quindi fa evitare sia la superbia che l’umiltà-viltà, oltre alla superstizione.
  • Il mancato completamento della conversione che forma il credere Deos mantiene il soggetto nell’autoreferenzialità opinativa superba, nella cogitazione sconnessa dalla Realtà e dall’Essere, perciò nell’errore privo di fondamento epistemico. Il dialogo magistrale serrato, lo studium, il regime integrativo di purità, l’amore degli Dei, le discipline che favoriscono la presenza dell’uomo a se stesso devono portare alla modestia. Poi preparano alla meditazione e favoriscono la gravitas, che a sua volta rafforza e stabilizza la fides religiosa, obbiettivo ultimo di questa Seconda Fase della Formazione Propedeutica alla religione.

Nono modulo: La costituzione della modestia: l’animo come soggetto morale e religioso

Prima parte: La modestia quale condizione imprescindibile per la costituzione della moralità del soggetto religioso

  • Cos’è la modestia. La virtù dell’animo che si attiene a modus. L’animo in accordo con il suo essere proprio. Modestia e modusTurnus e la modestia. Turno si esalta oltre modus. La superbia e il superamento della misura della giustizia assegnata. Il vir religiosus agisce more modoqueSuus cuique modus est: esame di Cicerone, De Oratore, XII, 73. La relazione esistente fra modusmoderatio, modestus.
  • Il modestus e la modestia. La capacità di ponere modum. La virtù della modestia, fondamento  di tutte le virtutes. La modestia e il recte timere, fondamenti dell’animus piusModestia est scientia. Solo nella modestia si misura l’appetitum della ratio. La modestia si ottiene conoscendo se stessi e radicandosi in se stessi.
  • La modestia è il fondamento di ogni atto morale. La natura della morale, la scienza e la pratica del sommo bene dell’uomo. Definizione del Sommo Bene e del bene dell’uomo. Definizione del Male estremo e del male dell’uomo. La natura dell’uomo. La funzione dell’uomo. Il bene dell’uomo. Beatitudo felicitasVirtus e vitiusVirtus e libertas.
  • La natura dell’atto morale. Cos’è l’atto morale. Il cuore dell’atto morale. Ciò che è volontario, ciò che è involontario. Il libero arbitrio e il servo arbitrio. La dinamica dell’atto deliberativo retto e dell’atto deliberativo perverso. Conseguenze degli atti immorali. La proclivitas mali e l’habitus maligno. La pronitas ad malum e l’habitus vitiosus. La volontà corrotta, l’animus mollis e la disfatta morale dell’uomo vizioso.
  • Che cosa è morale per l’uomo e che cosa è immorale. È morale, dunque buono, per l’uomo tutto ciò che pone in atto la sua natura secondo la misura del suo essere suo proprio. È immorale per l’uomo, dunque malvagio, tutto ciò che non pone in atto la sua essenza secondo natura. È dunque morale ciò che è secondo religio pietas, è immorale ciò che è secondo neglegentia e impietas. La natura di ciò che è indifferente per l’uomo: il senso dei preferibili. Il modo della scelta dei preferibili.

Seconda parte: La pratica della morale religiosa

  • Le condizioni preliminari della prassi morale religiosa. Lo stato dell’uomo alla nascita: la soggezione alla natura animale. La vita immorale, viziosa e contro natura: la bestialitas. L’amor proprio animale e la superbia grave. L’indirizzo edonistico dell’uomo bestiale e la falsa felicità.
  • Le condizioni soggettive della pratica morale religiosa. Dall’ignoranza-superbia alla prima volontà di modestia. L’interesse religioso rettamente orientato, la prima determinazione in senso morale dell’animo. La prima honestas. La costituzione della coscienza morale religiosa. La costituzione della vita morale religiosa.
  • La struttura della pratica morale. Natura della pratica morale. Condizioni della pratica morale. Dinamica della pratica morale. Fondamento della pratica morale romano-italiana. Dalla modestia alla gravitas. La vigilantia e l’attentio. La valutatio e la aestimatio. Il iudicium e il discernimentum. La distinctio. Il complesso della reflexio discernentis. La meditatio in actione. Il vir romanus è gravis  meditabundus.
  • La pratica interna della modestia. La disciplina della modestia centrata sull’autoconoscenza. Il fondamento della modestia è la filosofia, la quale fonda il culto: esame di Cicerone, Tusculanae Disputationes, I, 26,64. La filosofia conduce a sapientia, dunque è madre di tutte le virtù: esame di Cicerone, De Legibus, I, XXI. Che cosa è la conoscenza di sé. In che modo l’animus conosce se stesso. Animo ipso animum videre: esame di Cicerone,  Tusculanae Disputationes I, 22, 52. Nosce animum tuum. Il nosce te ipsum  porta a modestiam magnitudinemque animi.
  • Il retto assetto ascensivo alla magnitudine divina dell’animo. L’animo non è solo divino, ma è la Divinità stessa presente nell’uomo. L’animus, in quanto mens, divinus est . L’animus è il solo vero auctor di ogni actus, non il corpo, non la figura sensibile, non ciò che può essere modificato. La rivelazione iniziatica romana della vera natura dell’uomo. La retta conoscenza dell’animo fonda la modestia, perciò anche la retta relazione a Dio e il vero timor Dei. Senza questa conoscenza non esiste animus pius.
  • Come si costituisce la prassi di autoconoscenza. Gli esercizi fondamentali relativi alla conoscenza della natura dell’animo, di ciò che è suo proprio, di ciò che è in suo potere, di ciò che è nella sua disponibilità. La disciplina progressiva dell’introspezione e della realizzazione della modestia. Come si conosce l’animo nel suo stato presente. La prima autoconoscenza dell’animo. L’esercizio dell’autoconoscenza porta l’animo alla costituzione nella ratio sui e allo stesso tempo nella ratio debiti. La conoscenza dell’animo porta a radicare l’animo in se stesso: la base della gravitas. La costituzione della conoscenza di sé determina la prima modestia, dalla prima modestia viene il primo retto temere.
  • Struttura integrativa della disciplina di modestia. Stabilire ciò che è nostro proprio e ciò che non è in nostro potere. Elementi precisi per distinguere ciò che è nostro ed è in nostro potere da ciò che non lo è. Non dipende da noi ciò che non è essenzialmente nostro. Dipende da noi ciò che è essenzialmente nostro. Solo fondando su ciò che è nostro si possono praticare la virtus e la pietas. Chi non fonda su ciò che è suo proprio è condannato ad essere soggetto a fortuna e a inquietudine. L’animo è responsabile solo di ciò che dipende da lui. Il male oggettivamente non esiste, è solo soggettivo. Se non dispone di sé l’animo non può propiziare gli Dei secondo la pietas.
  • Lo schema della disciplina morale della virtus fino alla prudentia. La disciplina dell’appetitus e dell’amor Dei. Come stabilire amor fati/credofides. La disciplina della voluntasamor hominis. Stabilire l’amor iustitiae, cuore della vita religiosa romana.  La disciplina del iudiciumamor veritatis. Stabilire l’amor sapientiae, fondamento della perfezione della pietas.

Decimo modulo. La disciplina della modestia nella pietas

Prima parte. L’articolazione della pratica morale religiosa

  • La natura della pratica morale. Le condizioni preliminare della pratica. Le condizioni soggettive della pratica. Cosa succede nella pratica morale. Schema fondamentale dei gradi di sviluppo della pratica morale religiosa. Elementi fondamentali della disciplina morale religiosa. Articolazione della pratica morale religiosa. L’elemento interno fondamentale della pratica morale: la modestia.
  • Dalla modestia la gravitas. Il centro della prassi morale: la gravitas. Che cosa è la gravitas: la presenza dell’animo consapevole di sé a sé. Quando si produce la gravitas. Il vir gravis. Il vizio della levitas. Gli exempla di gravitas. La relazione della gravitas con altre virtutes. Natura della disciplina di gravitas. Le fasi che formano la presenza a sé e la centralizzazione della presenza dell’animo a sé. La realizzazione dell’osservazione neutra del composto psico-fisico e lo sviluppo della consapevolezza grave. La pratica del tronismusche favorisce la disciplina di gravitas. Gli stadi della pratica che favoriscono il radicamento in se stessi. La disciplina della gravitas e la morale pratica.
  • Dalla gravitas alla vigilantia. Che cosa è la vigilantia. Che cosa è l’attentio. Che cosa è l’animi attentio. La dinamica dell’attentio e la concentratio. La vigilanza dell’animo e il tonus. L’animi attentio rende sempre pronti. L’animi attentio elimina la levitas.
  • L’applicazione degli elementi centrali della modestia alla disciplina morale. La vigilantia, l’attentio, la valutatio e la aestimatio. La valutatio-aestimatio e la prassi del discernimentum-iudicium. La distinctio e la disciplina morale. La meditatio e il complesso articolato della prassi morale. La meditatio in actione. Retta ragione, retta meditazione, retta azione. Lo schema generale della prassi morale nella formazione religiosa propedeutica. Introduzione allo schema generale della prassi morale del religioso romano-italiano.

Seconda parte. Le conseguenze della mancata conversione religiosa dell’animo e la sfigurazione dell’uomo

  • L’animo religioso pio, buono e giusto. L’integrazione compiuta dell’uomo nella Provvidenza Divina. Il possesso del credere Deos. La determinazione del Deos sequi. L’unico principio autorevole di riferimento è la Sapientia Divina. La forma mentis religiosa romano-italiana. Ogni atto deve fondare sulla sapientia religiosa romana.
  • Cosa succede all’animo ateo e superbo che non si converte. L’ignoranza della Realtà, dell’Essere e di sé. La mancanza di fondamento degli atti dell’animo. L’illusione e la deviazione della vita nella vanità. Il patimento di Chimera e Medusa. La credulitas e l’alterazione dell’esperienza della realtà. L’ateo scambia il male per bene. La forma mentis atea, profana, empia e viziosa. L’empio è un burattino mosso sempre dai demoni inferi.
  • Le due vie dell’animo soggetto al male: seguire la via della conversione religiosa o seguire della via del contemnere Divom. Il disprezzo di Dio e della Giustizia Divina e la rovina dell’uomo. L’illusione di libertà del superbo. La catena della deviazione rovinosa che segue al disprezzo di Dio. Per l’ateo Dio non esiste: negazione della realtà metafisica e sprofondamento nel delirio. Se Dio non esiste, segue che non vi è governo provvidenziale necessario, per l’ateo tutto procede casualmente, perciò senza senso. Se non esiste una provvidenza necessaria non ci sono vincoli nella condotta, né obblighi di alcun tipo, così l’ateo cancella i fondamenti ontologici della religione. Per l’ateo l’uomo è un ente carnale contingente ed effimero, immerso nel non senso. Non esistendo nulla oltre corpo e tempo, occorre che la vita si risolva nel corpo e il corpo impone la ricerca del piacere. Per l’ateo il piacere è dunque il bene a cui l’uomo deve tendere nella sua vita. Ogni atto dell’esistenza dell’ateo si risolve nell’utilitarismo individualistico, pragmatistico ed edonistico.
  • La persistenza del contemptor Divum nell’abominio e la rebellio pertinace. I tre stati dell’essere da cui l’uomo può esprimersi. L’uomo può parlare con la voce di Dio,  la voce dell’uomo, la voce dei demoni. Il contemptor parla sempre con la voce dei demoni e, nel caso peggiore, con la voce di Flegias. Nel soggetto che non è stabile nel credere Deos vi è alternanza fra l’espressione con la voce dei demoni e quella dell’uomo.  Il dominio di Flegias nei comportamenti dell’uomo ateo: ribellione, insolenza, inverecondia, perfidia, opinioni vuote, critica superba, ecc. Il cuore duro, la testa durissima e la carnalità feroce dell’empio ribelle.
  • Il contemptor e la reazione avversa all’esposizione del credo religioso, ovvero del Verbo Divino degli Dei. L’accentuazione della rebellio e la pertinacia rovinosa. La voce di Dio è respinta dall’ateo ribelle con superbia vanitosa. Il disprezzo continuo di Dio, dei Padri Divini e della vita religiosa. Il contemptor è un soggetto che distrugge l’uomo, la società umana e ogni cosa con cui entra in relazione. Come affrontare la condizione di durezza dell’animo prono al male che caratterizza il contemptor radicale. La via della sfigurazione teriormorfa dell’anima in Flegias. La via senza ritorno del contemptor Divum.
  • La malignità radicale e il tradimento dei benefattori. La radice della tragedia esistenziale dell’ateo ribelle. La sfigurazione completa dell’anima attraverso l’assimilazione a Flegias, il capovolgimento della teomorfosi. La negazione radicale del Bene nel miserrimus.
  • La via di risoluzione della malignità radicale dell’animo. La disciplina convertiva e la formazione della modestia. L’integrazione dell’animo nella Providentia e nella  Iustitia. La costituzione del credere Deos e la vera fides. La costituzione dell’animo nell’amor Dei e la sola felicità possibile.