Terzo Livello

La Formazione Religiosa Preliminare - Sezione Propedeutica
La Formazione Religiosa Propedeutica Completa

Il programma e la struttura generale dell’insegnamento

La Scuola di Formazione Propedeutica è il frutto di alcune decine di anni di applicazione al recupero della prassi educativa religiosa e dell’iter formativo romano-italiano tradizionale alla religione. La prassi centrata sullo studium sapientiae, fu definita filosoficamente dall’Ottimo Padre Cicerone a partire dal suo Ortensius, e poi fu articolata mediante il resto della sua opera filosofica magistrale, volta al recupero dell’uomo romano-italiano alla virtus e alla pietas. Ripetiamo ancora le parole di Cicerone, che descrivono la sua funzione di riattualizzazione del mos maiorum, secondo il modo filosofico, parole di esortazione  all’ufficio civile e religioso romano, di critica e rettificazione del degrado e della corruzione morale dei giovani:

“Quale servizio maggiore o migliore, infatti io potrei rendere alla mia patria, che istruire e formare la gioventù, specialmente in questi tempi di corruzione morale in cui è talmente sprofondata da rendere necessario lo sforzo di tutti per frenarla e ridarle il senso del dovere?”[1]

 

L’Associazione Romània Qvirites è sorta per svolgere una precisa funzione formativa nel tempo dell’estremo degrado morale, civile e religioso dell’uomo. Fondando sulla tradizione scolastica umanistica romana, che da due millenni è sinonimo di formazione religiosa, civile e morale dell’uomo italiano ed europeo, ha recuperato quanto della tradizione sacrale degli studia humanitatis si è conservato nei secoli, ricollegandosi al Magistero e all’Opera dei grandi Padri del Rinascimento, che hanno svolto una restaurazione pressoché completa del corso degli studia che formano l’uomo integrale, e hanno consegnato questa opera alle generazioni successive. L’azione antitradizionale volta alla critica modernistica e profana degli studia ha avuto inizio dai primi del 1500, per accentuarsi nei secoli successivi, fino a dare corso ad una sovversione della tradizione della romanità classica, tradizione alla quale pochissimi sono rimasti fedeli fino ad oggi, in quanto molti hanno subito e subiscono l’ascendente degli studi profani, che non hanno alcun carattere regolare. La lunga esperienza negli studia e la pluridecennale esperienza di recupero e insegnamento della cultura animi regolare, consentono alla A.R.Q. di presentare una struttura e un programma di formazione rigoroso e completo che, a partire dalla fase preparatoria, propedeutica, avvia al regolare cursus degli studia, in vista del conseguimento della humanitas romana, che costituisce la perfezione dell’uomo religioso romano-italiano, dell’uomo in senso universale. Negli istituti religiosi centrali della Societas Religiosa, a cui il discente può accedere dopo la Formazione Religiosa Propedeutica, l’iter degli studia culmina nell’accesso a Virgilio e a tutto l’esoterismo romano, ma in questa sede non descriveremo quanto attiene a questo sviluppo della prassi. L’ordine, la completezza, la regolarità delle istituzioni formative, l’esperienza ormai consolidata di insegnamento, direzione e accompagnamento religioso, svolti da diversi decenni verso molteplici persone, rendono la A.R.Q. pressoché unica nella difesa, nella continuazione e nell’attività della trasmissione regolare della religione romano-italiana nel tempo attuale. Le varie iniziative, che si susseguono oggi con una accelerazione crescente, si presentano per lo più come irregolari, frammentarie, disorganiche e spurie, molte di esse non fondano su una precisa cognizione della tradizione divina plurimillenaria. Diversi soggetti propongono “ricostruzioni” della “tradizione” o della “religione” a partire da loro proposte individuali profane, da punti di vista modernistici, da disposizioni anticlassiche, ecc. Ne derivano “proposte” del tutto inadeguate, per disordine, incoerenza, mancanza di rispetto dell’autorità e inefficienza strutturale dell’iter, elementi che portano ad esiti sterili o nefasti. La tradizione plurimillenaria non può essere ignorata, non può essere scartata con superbia, altrimenti quanto viene effettuato si risolve in una caricatura deviata della tradizione religiosa regolare. La persona che intende formarsi nella religione romana-italiana trova nella A.R.Q. una istituzione che obbedisce alla tradizione regolare e alle sue autorità, perciò l’allievo della Scuola persegue la via dei Padri, come essi stessi hanno fatto.

La Formazione Religiosa Propedeutica che si svolge nella Scuola favorisce la regolare conversione religiosa dell’anima, la prassi originaria è stata unificata e resa più organica per rendere possibile l’accesso basilare alla formazione religiosa al pubblico nelle forme concesse dall’istituzione e dalla tradizione.

La Scuola è  composta da un biennio formativo, nel quale il primo anno è dedicato alla costituzione stabile del credere Deos, fondamento indispensabile dell’animus pius e dell’esercizio della pietas, mentre il secondo anno è dedicato alla costituzione del Deos sequi, ovvero all’adeguatamento della conversione filosofico-religiosa interiore alla condotta religiosa di tutta la vita della persona, mediante una transizione graduale che conforma l’esistenza del soggetto al modus vivendi religiosus romanus, per realizzare la perfezione della humanitas-romanitas secondo il modello divino trasmesso dai Padri Maggiori.

Nel primo anno della Scuola viene prodotta un’azione che permette all’allievo di trascendere ogni limitazione all’individuazione psichica distintiva e ai procedimenti razionalistici, individualistici e autoreferenziali che inevitabilmente sussistono in un soggetto che non è radicato nella Realtà, in Dio e nella Sua Sapienza. L’esclusivismo superbo, l’indisposizione alla ricezione dello Spirito Divino, l’avversione alla Volontà degli Dei devono essere completamente risolti attraverso l’integrazione dell’animo nella Ragione Divina. In tal modo ogni atto può procedere dall’Autorità Divina, dalla Sua Misura e perciò dalla certezza epistemica costituita dalla Sapienza Eterna, che attraverso il credere Deos viene resa presente nell’immanenza dell’animo del discente religioso.

Una volta costituita una sufficiente stabilità nel credo religioso, nel secondo anno della Scuola il discente si applica alla costituzione di un’univoca motivazione religiosa di vita, affinché ogni atto della sua esistenza sia finalizzato alla concreta realizzazione del Bene pubblico e privato, per attuare la perfezione della Salus in ogni ambito possibile. A questo proposito l’insegnamento insiste sulla pratica operativa della consapevolezza e della meditazione romana, elementi fondamentali della disciplina morale e dell’attuazione dell’honestum decorumque. Il discente affronta il passaggio graduale dalla vita profana che ha sempre vissuto alla vita religiosa, mediante un regime preciso che consente di transitare da una condotta empia e viziosa ad una condotta virtuosa e pia, tanto da potere affrontare, nella sua completezza, il successivo cursus degli studia humanitatis  al termine della formazione propedeutica. La pratica della vita secondo la misura del mos romanus deve tenere in considerazione tutti gli aspetti della persona, siano essi corporei, psichici, coscienziali, religiosi e civili. Perciò il secondo anno della Scuola è caratterizzato da una disciplina pratica onnicomprensiva, volta a rendere completamente coerente la ragione religiosa formatasi con il primo anno della Scuola, con il pensiero, la parola, l’azione dell’intero uomo, perché non può darsi separazione fra animo, coscienza e vita nell’uomo veramente religioso. Pertanto, in ogni istante e in ogni aspetto dell’esistenza, l’uomo che è veramente giusto attua con rigore e coerenza la Volontà Divina e la Giustizia Provvidenziale, senza difetto della volontà e distinzione della condotta.

[1] Cicerone, De Div., II, 1, 4.