Terzo Livello

La Formazione Religiosa Preliminare - Sezione Propedeutica
La Formazione Religiosa Propedeutica Completa

Introduzione

Dalla conoscenza esteriore all’integrazione nella religione vivente

L’insegnamento propedeutico deve rendere la persona concretamente, esistenzialmente religiosa, anche perchè, purtroppo, ormai l’uomo non sa nemmeno più che cosa sia una vita religiosa, perciò rari sono gli uomini che compiono una vita integrata nella Volontà Divina per attuare provvidenzialmente la Giustizia Eterna. Alla pratica della condotta morale, rituale e civile misurata dalla disposizione divina si è sostituito lo studio esteriore, universitario o erudito della religione, oggi i veri religiosi sono veramente pochi, in compenso si moltiplicano  gli studiosi profani di religione, che il volgo definisce  “esperti”, ma sono solo uomini gonfi di erudizione  orgogliosa e vanagloriosa, che presentano un curriculum di studi sterili e inefficaci rispetto alla pietas effettiva. Queste figure sono specializzate nell’analisi profana, anche se raffinata, di determinati testi, documenti, fatti storici, ma questa analisi è priva di qualsiasi spirito religioso autentico, inoltre questi studi “scientifici” vanno nella direzione contraria rispetto a quella che occorre affrontare per sviluppare una retta conversione religiosa. L’ipertrofia della razionalità erudita, disposta secondo un animo moderno ateo, genera un irrigidimento dell’animo in una determinata inclinazione superba, la quale diviene un impedimento al momento in cui occorre dare luogo ad una vera conversione religiosa, che porti l’animo ad una esistenza spirituale compiutamente aperta all’influsso divino immanente e al suo favore. Invece di applicarsi allo studio profano secondo i modi propri del razionalista accademico, bisogna cambiare completamente lo stato dell’animo nel senso del suo vero bene. Perciò occorre innanzitutto abbattere la superbia e la concupiscenza eruditiva, sviluppando un’univoca volontà di modestia, che annulli completamente ogni genere di affermatività individualistica autoreferenziale, per attingere direttamente, almeno, alla “luce della fede”, che trascende, fin dal principio, ogni analisi razionale umana delle scritture sacre e dell’insegnamento religioso tradizionale. Una cosa è realizzare una vita religiosa completa, coerente e organica, un’altra cosa è girovagare, mossi dal vizio della curiosità, nello studio esteriore della religione o della tradizione, secondo modalità non convertive o realizzative. Questi indirizzi non condurranno mai l’animo al Divino, ma, al contrario, ne accresceranno  l’infatuazione e la vanitas boriosa.  Già gli insegnamenti della Formazione Religiosa Introduttiva non hanno un carattere esteriore, ma orientano e formano la coscienza secondo una prospettiva religiosa tradizionale, in modo da favorire un’adeguata disposizione dell’animo al Divino e un suo corretto orientamento alla trascendenza. Nella Formazione Religiosa Propedeutica gli insegnamenti sono essenzializzati, semplificati e spiritualizzati, in funzione della disciplina convertiva. Le istituzioni delle diverse tradizioni spirituali dell’umanità non sono circoli di eruditi e curiosi, ma luoghi di ascesi, di disciplina morale e rituale rigorosa. L’aspirante deve cessare di vagare fra mille iniziative che rimangono solo vane, e molto spesso erronee chiacchere, egli deve comprendere l’importanza del passare alla prassi religiosa regolare. La Formazione Religiosa Propedeutica favorisce il superamento dell’atteggiamento profano esteriore, stagnante nel criticismo proprio dell’erudito, di colui che ha fatto “studi scientifici” e che presenta una certa presunzione di sapere, o nell’illusione del tradizionalista, che crede illusoriamente di trovarsi già integrato nella “tradizione”. Questi aspetti specifici della superbia impediscono ogni reale adeguata conversione dell’animo, ma, specialmente, sviano dall’attuazione di una vita religiosa che traduca in ogni suo aspetto la misura dello Spirito Divino. L’uomo non deve passare la sua vita ad esaminare tutti i particolari della “porta del tempio”, deve oltrepassarla, altrimenti rimane sempre fuori dal “recinto sacro”, solo nel quale immane attivamente la presenza divina.  Il superbo non vuole cambiare nulla della sua esistenza, né dello stato del suo animo, il sincero aspirante invece si dispone completamente alla ricezione della Sapienza Divina, che trascende l’umana ragione e da essa non può essere afferrata. Ogni tendenza razionalistica, eruditiva e acquisitiva, mantiene l’uomo nello stato di distinzione dall’Essere, nel senso dell’esistenza, nella paura del dolore e della morte. Se non si lascia andare la rigidità critica superba, viene esclusa ogni autentica possibilità di accedere all’ascesi religiosa tradizionale.

L’insegnamento propedeutico introduce all’ascesi religiosa in modo adeguato, dissipa le diverse illusioni del razionalista profano e consente di superare ogni stazionamento nell’esteriorità e nell’inerzia della sensazione corporea. Tutti i gradi dello studium religiosum devono essere connessi a precisi stati effettivi di purificazione morale, o gradi di virtus, altrimenti non vi è un vero studio, né alcun risultato realizzativo, perché la differenza fra un “demone” ignorante e un “demone” erudito è essenzialmente nulla, un vizioso rimane tale, e persino peggiore, se approccia la conoscenza religiosa in modo impuro.

Molti aspiranti, anche se interessati, incontrano oggi diverse difficoltà nel passare dall’esteriorità dell’erudizione nella religione, mescolata ad una vita atea, empia e viziosa, alla costituzione effettiva dell’animo religioso, con la conversione pratica completa di tutta la vita alla Giustizia Divina in funzione della costituzione della Pax Deorum Hominumque. L’incoerenza e la dualità che esistono fra il pensare e il fare devono essere superate, tutto l’animo deve essere accordato alla dimensione del Fas, del Fatum, della Providentia Deorum, altrimenti non può esercitare veramente iustitia e pietas.

Non si tratta di possedere un’erudizione astratta relativa alla natura del Fas, ma occorre invece far procedere ogni atto, pensiero, parola, azione dal Fas, dalla misura eterna della verità oggettiva, dall’Ordine delle Idee Eterne, delle Misure Divine di tutte le cose, un ordine costituito e conservato dalla Sapienza Divina Eterna, inerente all’Intelletto Divino di Dio Padre, Iupiter; su questa Sapienza tutto l’uomo deve consistere e da Essa ogni suo atto deve procedere. Il Fas fonda il Fatum, l’articolazione delle cause essenziali unificate nell’Intelletto Divino nella processione delle cause seconde, che costituiscono il principio immediato degli  enti fenomenici, mediante la Ratio Universale, questa articolazione avviene necessariamente ed inevitabilmente, secondo l’immutabilità e l’invariabilità delle cause divine. Ogni sviluppo causale universale è dunque espressione del Fas nel Fatum, in ogni ordine e grado dell’Esistenza, perciò ogni ente determinato ha uno scopo precostituito dal suo Fas essenziale e, dunque, segue una direzione finale determinata, in vista della piena attualizzazione della sua essenza. Lo sviluppo dell’esistenza ordinata allo scopo finale di un dato ente è perciò regolato dal Fatum. Ogni ente, inoltre,  è correlato alla sua essenza da un rapporto causativo e altresì conservativo, a cui presiede la Providentia, la quale opera affinché l’effetto esistente permanga sempre nella sua causa essenziale, così l’ente viene continuamente “richiamato” da Dio alla sua via mediante la Giustizia, in modo che ogni suo atto sia sempre buono e ordinato al suo bene finale.

In virtù dell’ordine fatale che vige in tutta l’esistenza, non esiste nulla di casuale nell’Universo, ma tutto procede secondo il Fatum. La necessitas segue il Fatum e rende sempre ogni sviluppo degli eventi conforme al Bene. Alle concatenazioni necessarie del Fatum segue anche Iustitia, la quale è attività volta a mantenere l’esistenza dell’ente in conformità al suo ius e, allo stesso tempo, al Ius Universale, in modo tale che il complesso dell’Esistenza persegua il suo termine finale in accordo con il Fas. Iusstat è ciò che mantiene l’attività  dell’ente esistente nella misura del Ius, in accordo con la sua essenza,  Fas, in virtù di tale termine la Giustizia Divina “premia” l’ente che osserva l’accordo con la sua misura essenziale e si unifica al piano finale dell’Universo, mentre “punisce” l’ente che non osserva questo accordo. La Giustizia è “Maestra di vita” e riconduce ininterrottamente tutti gli enti al Ius, secondo il Fas, Essa è onnipresente in ogni ordine e grado del mondo,  perciò dispone in modo “bilanciato” tutti gli eventi, affinché la causalità delle azioni e delle reazioni rimanga sempre unitaria e armonica rispetto al Fatum, così la perfezione finale del Tutto è sempre rispettata.