Terzo Livello

La Formazione Religiosa Preliminare - Sezione Propedeutica
La Formazione Religiosa Propedeutica Completa

La formazione completa dell’animo religioso

Il processo convertivo completo si sviluppa attraverso tre passi precisi, che conducono a tre acquisizioni relative: la costituzione dello stato di discente, grazie all’acquisizione dell’interesse religioso rettamente orientato, nel quale l’animo, preso atto della sua ignoranza radicale e della sua infermità giudicativa, determina l’istanza-motivazione religiosa ad arrestare la superbia raziocinativa-opinativa dell’individuo carnale per conseguire la modestia e il credere Deos; la costituzione dell’animo religioso, in virtù del credere Deos, per il quale l’animo aderisce essenzialmente con la sua sostanza alla Sapientia Divina, stabilendo così ogni atto della sua ragione in Essa e costituendo anche la prima fides; lo stato del “seguace di Dio” disposto nel Deos sequi, per il quale la conversione si completa coinvolgendo anche la volontà e le potenze irrazionali dell’anima, in modo che tutta la vita concreta della persona venga accordata alla Giustizia Divina e ordinata all’attuazione dell’officium di religio-pietas per la costituzione della Pax Deorum Hominumque.

La conversio è il fine prodotto dal convertere, un’azione a cui presiede Venus Verticordia. Nel processo del convertere il vertere è essenziale, dunque non è semplicemente volgere, voltare, tornare, ma, presentando il verbo la radice ur-, che si trova anche in altri termini come vertice, verticale, virtù, ecc., il vertere indica “un moto di rivolgimento verticale”, un rimettersi eretto dell’ente, un porsi perpendicolare, in piedi, mediante una rotazione-rivoluzione. Quest’ultimo è il senso più attinente al termine “conversione”, in quanto esso indica “un reinnalzamento completo dell’anima”, la quale, dopo il suo “abbassamento”, al termine del processo è “convertita”, dunque anche conversa. Innalzarsi con, essere tutta verso, o per, sono locuzioni che specificano il risultato conclusivo del convertere. L’anima convertita è sottratta dall’orientamento alla vita sensibile ed è nuovamente innalzata e rivolta alla vita intelligibile, la vita religiosa, perciò viene ricomposta nella sua retta disposizione, in modo che possa attuare il suo ufficio religioso. La conversio assume anche lo specifico senso greco di e\pistrofhé, “rivolgimento all’origine”, ritorno  all’apice stabile dell’Essere dopo il moto processivo, il moto esistenziale alienante che l’anima ha compiuto sprofondando nel corpo. La conversio ha inoltre il significato di periagoghé, “la rotazione interiore volta ad un innalzamento”, infine la conversione è anche iniziale metaénoia, propriamente “un atto di innalzamento del nous“, dell’intelletto, che si pone al di là della dimensione sensibile nella quale ordinariamente staziona. L’innalzamento che avviene nella conversione preliminare non coinvolge ancora veramente l’intelletto nella sua essenza, che sarà interessato da una fase superiore della realizzazione, nella quale, con l’acquisizione della Sapienza Divina, si compirà perfettamente la metanoia. In ogni caso la conversione iniziale dell’anima prevede il capovolgimento completo dell’orientamento e dell’attività delle sue facoltà, perciò produce anche una completa rivoluzione della vita pratica, la quale viene rifondata dall’adesione dell’anima, distolta da ogni soggezione alla natura mortale e dalla sensazione corporea, alla misura dell’Intelletto Divino, dalla quale derivano la condotta virtuosa e la pietas.

L’anima che ha patito la catabasi completa presenta una posizione capovolta, “pervertita” rispetto al suo stato normale, essa ha finito per identificarsi completamente al corpo ed è stata assoggettata ad esso, perciò si è alienata da sé ed è divenuta vittima dell’illusione che la sensazione corporea procura. La ragione dell’anima titanizzata è rivolta alla corporeità sensibile, la sua volontà è sottomessa alla cupidità, la sua vita è orientata in modo bestiale alla conservazione animale e alla ricerca del piacere. Il processo convertivo rettifica completamente questa situazione, perciò comporta una rivoluzione completa di tutta l’anima e delle sue facoltà, le quali vengono riorientate al loro vero fine e perciò al loro vero bene. Il fulcro della conversione è l’animus, il quale, conosciuta la sua alienazione, compie un primo rientro in se stesso mediante un preliminare atto di autoconoscenza, nel quale si scopre soggetto non corporeo e non mortale, ma temporaneamente asservito alla corporeità e alla corruzione, “… fondamento e base della purificazione (th%v kaqaérsewv)* è il conoscere se stesso in quanto animo, legato in una realtà estranea e di essenza diversa”[1].

Il monito nosce te ipsum è ad un tempo principio di separazione dal non sé, avvio della conversione e purificazione dell’animo dalla commistione con la sostanza mortale. Il processo che ricostituisce l’animo in se stesso e lo rende pio è definito dall’Ottimo Padre Cicerone a partire da un monito preciso:

 

“Deum te igitur scito esse”…

“questo sappi, che tu sei un Dio …”[2].

 

Su questa formula Cicero impernia il processo di conversione iniziale, così pone le basi per l’ascesa olimpica dell’animo, fino alla sua apoteosi. Una volta compiuta la conversione, l’ignoranza iniziale si muta in credofides e recta opinio, la superbia in modestia e timor Dei, la tendenza concupiscente viziosa in amor Dei e amor gloriae. Col primo riallineamento dell’animus immanente all’Animus trascendente si ottiene la prima misurazione dell’essere determinato dell’animo dell’uomo secondo la sua essenza. Mediante la conversio l’anima è distolta dal sensibile ed è rivolta all’intelligibile, dunque accoglie, secondo il modo elementare della recta opinio, la Luce della Sapienza Divina presente nella Sapientia Maiorum. A questa Sapientia, che è Sapienza di Dio, l’anima aderisce interamente con il credere e si vincola ad essa con la fides, perciò, una volta convertita, si presenta tutta unificata all’oggetto di fede e amore, Dio e il Suo Governo-Impero Provvidenziale, identificato dall’atto del credere che la conversio ha perfezionato. Ogni facoltà dell’anima viene così ancorata alla Misura Divina, mentre ogni inclinazione in senso vizioso ed empio viene disprezzata come ingiusta, perciò viene combattuta e abbandonata.

Il primo passo della conversione è favorito dalla presa d’atto dell’ignoranza dell’animo, il quale rileva che la Sapientia Divina non è presente in lui, a nessun livello, perciò egli rileva che compie solo azioni contrarie alla Volontà Divina, perciò  azioni maligne e ingiuste. La visione dell’ignoranza a cui l’animo è soggetto deve determinare l’abbandono di ogni presunzione superba, in particolare il soggetto deve cessare di essere convinto di saper giudicare cosa siano il bene e il male, così come deve abbandonare l’erronea convinzione per la quale egli crede di agire secondo giustizia. Alla ripulsa iniziale dell’ignoranza-superbia, a cui l’animo soggiace, seguono la ricerca della modestia e la costituzione elementare della recta opinio, mediante il credere Deos e la recta fides, fondata sulla Misura Eterna della Volontà Divina espressa nel mos maiorum. Raggiunta questa seconda tappa convertiva l’animo può ormai avviarsi all’esercizio elementare della pietas, per seguire fedelmente, senza affermazioni distintive superbe, il Fatum. Prima però occorre affrontare l’ultima tappa della conversione costituita dal Deos sequi, attraverso la quale viene costituito l’accordo completo di tutte le attività dell’animo con la Provvidenza Divina e il Fato, ciò equivale a seguire la Volontà Divina in ogni atto della condotta. La disposizione dell’animo pio romano-italiano è analoga a quella del filosofo che pratica lo akoloéuqe|in tw% qew%, il “seguire Dio”, che produce la o|moiéosiv  qew%, l’assimilazione a Dio.

Una volta che l’animo, attraverso il dialogo ironico e catartico iniziale ha fatto l’esperienza immediata della sua ignoranza radicale e, dunque, quando l’animo prende atto del fatto che non si conosce e che non ha conoscenza dell’Essere Divino, della Verità, del Bene, del Giusto, ecc., scopre anche la sua superbia, la sua presunzione di sapere, la fallacia della sua vana erudizione e del suo opinare umano, non fondati sulla Sapienza Divina. L’azione dialettica magistrale spinge l’animo ad abbandonare ogni immedesimazione al corpo e all’ego-ombra sensibile, alle sue illusioni, alla relatività radicale della sua esperienza finita. Il Magister fa desistere l’animo superbo dalla volontà perversa di sostituirsi a Dio, perciò lo induce ad un primo riconoscimento del limite umano, in senso generale, e del limite specifico dell’individuo particolare, consentendo la prima costituzione della modestia elementare, preceduta da un preciso “atto di umiltà”.

La disciplina filosofica, o lo studium sapientiae, è il cuore della disciplina della virtuspietas, in quanto conduce alla retta conoscenza dell’Essere Divino e del suo rapporto con l’essere dell’animo, dunque solo la prassi conoscitiva dispone alla modestia, al timor Dei e alla religio. La catarsi filosofica dell’animo, che dà inizio alla conversione, non è un esercizio eruditivo, ma una disciplina religiosa preliminare operativa, l’aspirante deve sapere che vale di più un grammo di virtus  che una montagna di erudizione esteriore, che caratterizza qualsiasi studioso profano. La conversione deve consentire il superamento della vana indagine razionale esteriore della tradizione religiosa, un’azione che accresce la superbia e la presunzione di sapere, dalle quali deriva l’illusione di essere, di avere realizzato ciò che invece si è solo rappresentato, più o meno correttamente, mediante l’operazione di lettura, in assenza delle condizioni di efficacia realizzativa. Il convertito è disposto secondo l’Autorità Divina degli Dei e dei Padri, ad essa tutto il suo essere è rettamente ordinato, non un solo suo atto egli vuole compiere in disaccordo con la Provvidenza Divina, allo stesso modo la sua ragione è tutta rivolta all’intelletto.

L’animo pio elementare traduce in atto la conoscenza divina, a cui partecipa secondo retta opinione nella fede, e adotta uno stile di vita religioso romano-italiano organico e completo che lo assimila a Dio, fino alla realizzazione delle virtù esemplari e alla sua completa divinizzazione. Colui che ha abbandonato la vita profana unifica in modo coerente tutte le operazioni della sua ragione e le azioni della sua vita, in ogni loro aspetto, alla Giustizia Divina. Egli ama la dura disciplina e il notevole sforzo dell’ascesi religiosa virtuosa[3], avendo imboccato la via che porta alla sapienza e alla familiarità con gli Dei, è colmo di gioia. Il cambiamento di vita prodotto dal discente religioso è completo, ogni cosa lo differenzia dalla vita comune dell’empio, che è del tutto antireligiosa. La vita religiosa prevede il distacco da ogni indirizzo ateo e profano, sia teorico che pratico, inoltre prevede un impegno elevato e continuo, perché oggi la vita religiosa si svolge in mezzo a molteplici contrarietà. Ogni tipo di vita non religiosa è malvagia e perversa, perciò lascia l’uomo nel male e nella pena e sfinisce l’esistenza nel non senso e nella soggezione ad ogni bruttura. Il vero religioso non sogna, non si agita in una religiosità confusa,  fantasiosa e irrazionale, è “concreto”, conduce una vita interamente conforme al mos maiorum, nella disciplina della  prudentia, perciò egli pratica la deditio e l’obsequium nei confronti dei Maiores, perché essi  sono gli Auctores, i Maestri della religio[4].

L’animo pio vuole essere, in ogni atto, vir vere romanus, egli lotta affinché sia rimossa dai suoi atti, in via definitiva, ogni superbia, perché essa impedisce di amare gli Dei e di conformarsi ad essi. Amando gli Dei l’animo riceve il loro Spirito e attiva la sua divinità essenziale. Fino a quando non presenta l’amor Dei, in modo stabile e definitivo, l’animo non ha rimosso l’affermazione superba dello spirito umano, perciò lo Spirito Divino non può prendere residenza nel suo cuore, al fine di costituire la Pax Deum, quindi egli non potrà fruire del primo grado di quies, né potrà avvalersi della luce dell’auges nelle opere di pietas, né infine potrà disporre del favore che l’influsso divino determina. La Luce del Verbo Divino dei Padri giunge là dove vi è stata la prima resa della superbia, dalla quale procede l’acquisizione della prima modestia, e della recta opinio fissata dalla recta fides.

Quando l’animus del discente ha ottenuto una stabile dispositio religiosa, la conversione basilare è raggiunta. In virtù di tale stato egli può essere accolto nella Società Religiosa Romano-Italiana o nel Sodalizio Gentilizio, così potrà compiere, in modo coerente e completo, secondo la massima efficacia, l’intero itinerario religioso, in accordo con il Fatum romano-italiano, dimorando sempre in Dio. Il ragionare, il parlare, il sentire e l’agire, una volta stabilita la disposizione religiosa, dovranno essere sempre mantenuti in accordo col mos maiorum, mediante una rigorosa disciplina morale e civile e spirituale. Ogni azione deve rispettare la Prudentia Maiorum nel campo dei sacra, dei iura e dei mores, così l’animus conserva il suo stato buono e giusto. Con la completa conversione la disciplina religiosa vera e propria può avere inizio, ciascun religioso dovrà continuarla sino a quando ogni sua alterità rispetto alla Volontà Divina sarà stata rimossa, così egli potrà giungere alla piena divinizzazione gloriosa.

[1] Porfirio, Sentenze, XXXII, 3-11.

[2] Cicerone, De Repvblica, VI, VIII.

[3] Virgilio, Eneide, VI, 688.

[4] Cic., Har. resp., XVIII.

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