A causa del suo individualismo ateo e areligioso, e del suo indirizzo di vita edonistico e nichilistico, l’uomo ha perso completamente il senso della realtà, della verità, del bene e del male. Egli non ha più alcuna relazione adeguata con la Provvidenza e la Giustizia Divina, non comprende nemmeno più cosa siano queste realtà.
L’individuo ateo nega l’uomo e la sua cultura, esso vive contro natura e si illude di perseguire il suo bene attraverso l’attuazione dei “diritti dell’uomo”. Questo individuo, a partire da questo stato, deve compiere una formazione religiosa preliminare, al fine di recuperare lo stato di conformità al suo essere ontologico e alla funzione religiosa che ha completamente abbandonato. L’individuo ateo attuale è ormai rovinato nella sua stessa natura, nella sua struttura interiore profonda, perciò occorre operare un preciso recupero del suo animo allo stato dell’uomo religioso, in modo che possa applicarsi rettamente alla disciplina della pietas.

Anche colui che vuole procedere con serietà nella via incontra una grande difficoltà ad affrontare la superbia e l’ignoranza metafisica che la fonda, allo stesso modo è molto riluttante ad abbandonare qualsiasi falso amor proprio, che alimenta morbosamente l’orgoglio titanico e ateo.
La conoscenza di queste difficoltà iniziali della conversione è presente nella tradizione da millenni, perciò i Padri affermano che la conversione allo stato religioso ha il suo principio nell’autoconoscenza, che occorre praticare fin dall’inizio della formazione, perché il soggetto prenda atto di sé, di chi esso sia, ma anche dello stato di miseria nel quale si trova a causa della soggezione al corpo e alla morte. Questa presa di coscienza gli consente di diventare modestus, uno stato virtuoso che rende poi l’animo religiosus et pius, diversamente non è possibile stabilire la retta disposizione a Dio, né la retta relazione con l’autorità religiosa, perciò l’uomo non può accedere in modo corretto alla tradizione, né comprendere l’insegnamento religioso, né quindi ricevere l’influsso spirituale che da esso deriva.

L’aspirante alla religione deve sapere affrontare e superare il più grave vizio, la duplice ignoranza, dalla quale procedono la superbia e il vincolo del vizio carnale della lussuria, che si è costituito strutturalmente nell’esistenza titanica dell’animo empio. I vari gradi della superbia devono essere affrontati uno per uno, per essere completamente rimossi fino a costituire la prima modestia, ovvero la virtù elementare che definisce l’animus religiosus e pius.
Il soggetto deve risolvere completamente la vana presunzione di sapere e di potere giudicare secondo giustizia, deve oltrepassare i risultati ottenuti con l’erudizione libresca, con la frequentazione empia di studi scolastici profani o con la frequentazione di ambienti pseudoreligiosi o tradizionalisti, per non dire neospiritualisti. Egli deve comprendere che non è l’oggetto a cui si applica che fa buona la cultura, ma è lo stato dello studioso che definisce la natura e il fine della cultura e dunque il risultato che essa produce. Se lo studioso non è orientato in senso religioso e pio, approccia diversi oggetti in modo inadeguato, peggiorando il suo stato di superbia e perciò senza recuperare la sua deviazione. Il fatto poi di essere completamente conformato alle istituzioni e alle opere che si sviluppano nella società postmoderna, rende il soggetto completamente contrario alla dimensione religiosa e sacrale, ovvero normale, della civiltà tradizionale nella quale vorrebbe integrarsi, perciò, permanendo orientato in tal senso, non potrà convertirsi.

L’uomo di oggi è allevato, educato e istruito per essere avverso a Dio e contrario alla religione, fin dalla nascita viene deformato in modo ateo, sia nei suoi moti riflessi, sia in quelli irriflessi. Egli è sempre disposto in modo oppositivo e avversativo nei confronti dell’autorità divina e della sua presenza nell’uomo, il suo individualismo titanico è il fulcro dei suoi gesti, tutte queste deformità devono essere trattate fino a scalzarle dalla loro radice, fino ad essere corrette completamente. Il processo di “rinuncia” alla falsa identità titanica, alla quale il povero animo soggetto alle potenze oscuranti si assimila, è oggi “doloroso”, perciò tende ad essere eluso.

Il processo di autoconoscenza fa prendere atto della miserrima condizione a cui è prostrato l’animo, evidenzia la sua impotenza, la sua infermità, la soggezione completa al vizio, alla malignità radicale. Vedersi in tal modo, per chi è abituato a soddisfare in modo vanaglorioso il falso amore di sé, è un’esperienza di rottura, di “morte”, che si fugge. Diversi aspiranti danno inizio alla conversione e poi la lasciano, perché ormai troppo corrotti, troppo rovinati. Essi rimuovono ogni processo convertivo-catartico e tornano a consistere nella propria vana identità, nella ragione titanica e rifiutano l’istruzione religiosa autorevole regolare per avvalersi di quella profana che ha una funzione pervertente.
L’individuo superbo disprezza i maestri che lo mettono di fronte alla sua malignità, dice che non sono maestri perché non lo gratificano come vorrebbe, perciò cerca quelli che lo adulano e dunque lo ingannano, ma lo fanno sentire, illusoriamente, quanto piacevolmente, “buono e giusto”. Fintato che l’animo non si rimette a ciò che gli Dei hanno stabilito, e non comprende che sono sempre gli Dei che lo scelgono e non è mai lui che li sceglie, nonostante le apparenze, antepone l’io titanico a Dio e non si costituisce nello stato docile, indispensabile nei confronti dell’autorità o del maestro docente, per non dire nei confronti di Dio. L’animo superbo non si rende conto che non può comprendere o giudicare il sapiente, tanto meno Dio, ma oggi tutto l’approccio alla religione viene capovolto, perciò anche la “ricerca spirituale” si svolge a rovescio. In ogni caso, fintanto che non viene risolta la resistenza della superbia individualistica, l’uomo non può integrarsi nella religione tradizionale, o rinuncia all’affermazione superba di sé, per costituire modestia, o per lui non vi sarà nulla da fare, egli rimarrà di fatto ateo ed empio, anche se la sua attività esteriore può sembrare “religiosa”.

Fondando sulla cognizione di questi elementi, e su una vasta esperienza nelle diverse prassi religiose regolari, da quasi trenta anni è stata costituita l’Associazione Romània Qvirites con lo scopo precipuo della formazione preliminare dell’animo religioso.
A tal proposito è stata strutturata una prassi che rispetta le classiche fasi tradizionali della disciplina convertiva che costituisce lo stato religioso dell’uomo, già insegnata e trasmessa dagli Ottimi Padri, utilizzando anche, già dal II sec. a.C., il modello della conversione filosofica. Questa prassi è stata adattata nel corso dei decenni, grazie ad una prolungata direzione magistrale della formazione, alle condizioni assai degradate dell’uomo attuale, condizioni che, nel solo corso degli ultimi tre decenni, sono rapidamente peggiorate.

L’Associazione Romània Qvirites è un’istituzione ponte che collega l’organizzazione religiosa generale alla società profana attuale, essa è esclusivamente impegnata a porre in atto tutte le procedure necessarie per preparare l’animo alla vita religiosa romano-italiana, quindi l’insieme di tutte le sue attività è ordinato a tale fine.
Dopo diversi decenni di esperienza, e molteplici persone seguite, l’organizzazione della prassi formativa è divenuta molto articolata, per fornire i mezzi adeguati allo sviluppo religioso dell’uomo contemporaneo. L’iter costituito è rigorosamente tradizionale e rispetta ciò che è stato svolto con regolarità, coerenza e completezza, nei millenni; se si osserva rigorosamente la prassi tradizionale autorevole è possibile evitare ogni deviazione e lo sviluppo di pratiche incerte, parziali o deviate. Coloro i quali vogliono procedere seriamente in una formazione religiosa regolare dovranno confidare negli istituti che rispettano rigorosamente la tradizione.

L’A.R.Q. svolge dunque un’azione strettamente religiosa, in conformità alla regolare tradizione religiosa romano-italiana, perciò si astiene dal produrre o favorire qualunque iniziativa profana, di ogni natura, perché ritiene che la prassi religiosa tradizionale sia l’unica prassi giusta da compiere.
Nell’Associazione si svolgono insegnamenti religiosi, filosofici e politici tradizionali, in essa sono accolte quelle persone che mostrano la volontà di percorrere in modo regolare la via religiosa di natura autenticamente italiana. Nell’ambito dei vari enti che si rifanno in diversi modi, più o meno regolari, alla romanità, l’Associazione si differenzia per il rigore nell’osservanza della regolarità, e per la presenza in essa di un’organizzazione formativa articolata, coerente e completa, che rende possibile la costituzione organica ed armonica dell’uomo religioso regolare, in modo che esso possa svolgere una vita religiosa nella maniera più corretta e completa possibile.
L’Associazione assegna un’importanza primaria alla formazione religiosa e civile preliminare della persona, mediante la quale l’animo acquisisce almeno lo stato religioso e pio elementare che gli consente di dedicare la sua vita alla Pace Universale e alla Salute Pubblica. L’Associazione indica all’uomo quale sia il modello di vita esemplare da attuare per condurlo al suo Sommo Bene e, dunque, per conseguire la più completa realizzazione spirituale.

L’Associazione Romània Qvirites si distingue da altri enti apparentemente analoghi per la sua dedizione rigorosa alla formazione preliminare dell’animus religiosus et pius, il solo stato dell’animo che consente di svolgere la regolare disciplina della virtus e della pietas, evitando allo stesso tempo ogni improvvisazione di “pratiche rituali” irregolari, rivolgendosi agli Dei in condizioni inadeguate, temerarie ed impure. La formazione preliminare dell’animo religioso, oggi come ieri, si sviluppa in un preciso itinerario convertivo, il quale non può venire in alcun modo trascurato, perché altrimenti l’animo non può avere un accesso regolare e pio alla religione romano-italiana, alla vita religiosa organica, coerente ed integrale.
Una volta che il singolo ha completato, in diverso grado, la sua formazione religiosa preliminare, può essere immesso alla vita religiosa sia entrando nella Società Religiosa, sia rimanendo nell’Associazione. A seconda delle sue possibilità, e della sua volontà, il soggetto accolto nella Società Religiosa potrà frequentare la Scuola Religiosa Fondamentale, o la Scuola Religiosa Integrale, nelle quali viene insegnata la condotta religiosa operativa basilare o completa, secondo la misura trasmessa dai Maggiori. I religiosi più qualificati potranno seguire il cursus integrale degli studia humanitatis, apprendendo le varie discipline nel relativo istituto formativo, fino a raggiungere la realizzazione divina esemplare della humanitas-romanitas.

L’itinerario formativo presente nell’Associazione si pone in concorde continuità con quanto è stato praticato nei millenni della tradizione. La procedura della cultura animi, ridefinita alla fine della Repubblica su basi filosofiche platonico-stoiche, è stata praticata per tutto il periodo imperiale, i Padri della transizione hanno dato un preciso contributo alla sua restaurazione “scolastica”, così la disciplina è stata osservata nei secoli, nel periodo rinascimentale è stata recuperata appieno e grazie all’opera dei Padri della rinascita è ancora oggi possibile attuare il modello del vir bonus dicendi peritus. La disciplina che permette di conseguire la piena realizzazione divina dell’uomo, passando attraverso la cultura del perfetto orator, si dispiega nella conoscenza delle litterae, della grammatica, dell’oratoria, della philosophia, della iurisprudentia ed anche della theologia. Colui che raggiunge la perfezione negli studia consegue la sapientia civilis romana, la perfezione della realizzazione dell’uomo secondo la religione romano-italiana.

Il romanus perfectus, l’optimus rector civitatis, l’Augustus, è Uomo Universale che svolge una funzione che trascende ogni dimensione religiosa e civile limitativa e perciò ogni prospettiva particolaristica, quindi la sua azione è perfettamente inclusiva ed esprime in modo integrale la romanitas esemplare, per mezzo della quale egli integra e unifica tutti gli opposti e pacifica tutti i contrasti nell’umanità, realizzando la perfetta concordia. Il modello della humanitas-romanitas è caratterizzato dalle virtù esemplari, la sapientia, la magnanimitas, la pietas, la clementia, la iustitia, presenti nell’uomo romano perfetto.

L’Ottimo Padre Cicerone ha mostrato come Roma abbia integrato e unificato nella sua ottima costituzione tutti i modelli politici tradizionali precedenti, la democrazia, l’aristocrazia e la monarchia, allo stesso modo egli ha mostrato come nel romano perfetto siano unificate le virtù esemplari del sapiente e del politico. Il modello del sophos politikos definito dai filosofi si ritrova nel sapiens civilis, ma questa figura, in quanto modello del rector civitatis romanus, supera i limiti funzionali e operativi del modello filosofico, specialmente in quanto Princeps Augustus Romanus atto alla traduzione della perfetta Sapienza Divina nella perfetta Giustizia Universale, costitutiva della Pace Integrale e della Salute Pubblica Suprema. L’unità integrale della conoscenza e dell’amore divini, si trova nell’uomo romano-italiano esemplare, che è homo perfectus, quintessenza del modello paradigmatico dell’uomo comune a tutte le tradizioni spirituali.

In definitiva, l’educazione religiosa dell’uomo romano-italiano mira alla realizzazione della sapienza civile assoluta, a questo obbiettivo è ordinata tutta la cultura religiosa romana classica, che forma veri cittadini universali fautori di vera pace. Questa cultura è alla base della edificazione della Civiltà Universale Assoluta, quella civiltà voluta dagli Dei nel mondo e realizzata dall’Imperium Divinum di Roma-Italia, un istituto esemplare che costituisce il modello immodificabile di riferimento anche nell’ultimo periodo della presente umanità. Questa cultura religiosa e civile universale, divenuta “classica” nella Repubblica e poi “canonizzata” nel periodo imperiale, è stata conservata e trasmessa nei secoli grazie a coloro che sono rimasti fedeli alla Dea Roma-Italia. Questa cultura può essere praticata solo all’interno di organizzazioni religiose romano-italiane regolari e complete, tutte le iniziative individuali, irregolari, disorganiche e incomplete, non hanno relazione con questa cultura e non possono condurre al risultato dovuto, nonostante le ingannevoli illusioni che possono produrre negli sprovveduti.

L’Associazione Romània Qvirites si dedica a formare in modo preliminare quell’uomo capace di applicarsi alla cultura universale romano-italiana, l’uomo contemporaneo deve però essere prima sottratto dalla sua condizione atea ed empia radicale, altrimenti non potrà essere posto nelle condizioni adeguate per l’ascesi religiosa nella sapienza civile, un’ascesi che, gli Dei volendo, può ancora oggi praticare. La preparazione graduale alla religione è distinta in due parti fondamentali, la percorrenza dell’intero iter consente all’uomo attuale di recuperare uno stato religioso romano-italiano adeguato, così potrà svolgere una vita religiosa, la sola vita buona e felice alla quale egli deve aspirare, a questa vita chi vorrà potrà dedicarsi compiutamente, facendo della religione l’unica fondamentale ragione della sua esistenza, per realizzare, grazie alla sapienza religiosa e alla sua pratica, il suo essere proprio e il suo bene.