L’ateismo, la rovina dell’uomo e della società civile. La ricostituzione dello stato religioso dell’uomo

    Lo sviluppo dell’ateismo nel corso dei secoli e le sue conseguenze attuali

Risultati immagini per pio enea pietro da cortona

L’azione di Cicerone è stata anticipatrice, egli aveva visto chiaramente che il progressivo abbandono della religione avrebbe portato, nel corso del tempo, ad un crescente ateismo empio, a causa del quale la società civile e la condotta dell’uomo sarebbero completamente degenerati.
Gli Stati civili moderni sono stati costituiti in modo rivoluzionario per sostituirsi agli Stati religiosi tradizionali, la loro funzione consiste nell’affermare e diffondere l’ateismo, areligioso ed empio, a tutti gli uomini.
Le conseguenze più nefaste di questo indirizzo sono ormai di fronte agli occhi di tutti, anche gli uomini più ignari delle cose religiose avvertono ormai un’inquietudine disperata, senza luce, né prospettive future, a questo esito disastroso conduce l’abbandono della pietà religiosa.
Questo risultato estremo è implicito nello sviluppo della necessaria catabasi dell’umanità, per la quale dallo stato di perfezione originaria essa procede involvendo fino al punto del suo massimo degrado, perdendo progressivamente tutte le qualità religiose esemplari che aveva in principio, e perciò anche la condotta esemplare costitutiva della Pace e della Giustizia Divine che sussistevano alle sue origini.

Nelle diverse fasi della decadenza si sono succedute personalità divine inviate provvidenzialmente per cercare di porre un freno alla degenerazione religiosa e civile e per restaurare la pratica dell’antica religione, ricostituendo l’uomo nella sua perfezione originaria.
Dal VI secolo a.C., nelle diverse civiltà religiose, dall’Estremo Oriente all’Estremo Occidente, si sono evidenziati i segni di un profondo degrado catabasico, la situazione dell’uomo era già allora degradata, tanto che furono necessarie diverse riforme religiose e riadattamenti della religione originale al nuovo stato degli uomini.
In Occidente Pitagora e, contemporaneamente, in Oriente il Buddha, hanno operato per restaurare l’antica via alla sapienza divina perfetta, la stessa filosofia ha avuto la funzione di riattualizzare la religione divina originale fondata sul Palaios Logos. Nell’ambito europeo e mediterraneo la decadenza della religione tradizionale ha favorito l’emergenza del sofismo razionalistico, il quale ha sviluppato una critica scettica nei confronti dei fondamenti della religione tanto da confondere gli uomini e minare alla radice le basi della pietà. Socrate si oppose alla deriva sofista e, su mandato del Dio Apollo, tentò di riportare gli uomini all’autentica eusebeia-pietas.
Tutta la sua opera fu volta a saggiare la virtù, la giustizia, e dunque anche la pietà, dei cittadini ateniesi, perché prendessero coscienza del loro reale stato. Egli non svolgeva alcuna critica verso la religione tradizionale con intenti demolitori, ma, al contrario, la sua ironia corrosiva aveva fini restauratori.
Egli poteva essere considerato un “innovatore”, nel senso che intendeva ricostituire di nuovo l’autentica pratica religiosa nella sua essenza più vera, dalla quale gli ateniesi si erano allontanati. Ma gli ateniesi non compresero e non accettarono il magistero divino di Socrate, perciò lo accusarono ingiustamente, fino a determinarne la morte.
Platone raccolse il mandato del suo maestro, anch’egli dedicò il suo magistero pubblico alla lotta contro i sofisti e la decadenza dell’antica sapienza e della vera religione. Nelle Leggi egli delinea l’ordinamento che doveva essere costituito in una città religiosa nella quale si osservava la giustizia divina. Quest’ordinamento, espresso in diverse forme, era pressoché presente in tutte le città religiose dell’antico mediterraneo, nelle quali l’ateismo e gli atei erano puniti persino con la pena di morte, in quanto causa di distruzione dell’ordine civile e sociale giusto.

Dopo Platone un’azione contro l’ateismo fu sviluppata anche in ambito peripatetico e poi anche dagli stoici, questi ultimi, in particolare, criticavano la polimatheia, l’erudizione nel complesso delle scienze esteriori, svincolata da ogni formazione morale e civile virtuosa. L’erudizione dotta, secondo gli stoici, istupidisce l’animo e lo rende sterile nei confronti dell’esortazione alla virtù, quindi corrompe la condotta dell’uomo, perché l’erudito si crede sapiente ed affronta la religione in maniera esteriore, senza lo stato d’animo pio adeguato.
L’erudizione esteriore fa cadere la pietà nel formalismo, nell’estetismo e nel razionalismo, deviazioni che si svilupparono diffusamente fra il III e il I sec. a.C., e favorirono l’inviluppo della prassi religiosa in diverse civiltà tradizionali.

L’azione stoica si appuntò specialmente sull’epicureismo, il quale svolse un’azione estensiva volta a destituire di ogni fondamento la religione tradizionale e a fomentare il più ampio ateismo possibile nella società. Nei confronti dell’epicureismo si applicò anche Cicerone, il quale confutò completamente la dottrina filosofica epicurea nel De Finibus Bonorum et Malorum e poi anche nel De Natura Deorum e nelle Tusculanae Disputationes.
Diversi secoli dopo anche Petrarca dimostrò l’infondatezza completa, metafisica, ontologica, dialettica e logica di ciò che espose Epicuro e, più in generale, di ogni indirizzo edonistico. È però significativo il fatto che Epicuro e l’epicureismo abbiano ricevuto gli elogi dei materialisti, degli illuministi e dei socialisti, così come dei comunisti, specie dopo che Carlo Marx ha celebrato Epicureo come il primo “illuminista greco”, il quale, secondo lui, doveva essere lodato in massima misura, perché sostituì l’illusione inerente ai vecchi Dei con la nuova divinità, la ragione umana, dalla quale deriva all’uomo l’autocoscienza e la capacità di autodeterminazione.

Nel periodo antico l’ateismo fu radicalmente condannato da tutti i sapienti, i sacerdoti e dalle diverse autorità religiose, i quali custodivano la presenza della Legge Divina nella società umana, col bene che la sua attuazione comportava.
I Padri romani non hanno utilizzato il termine atheos per definire colui che neglige la religione, essi consideravano ateo colui che manca del credere Deos come “qui Deos esse negat”.
Con ciò evidenziavano l’aspetto pratico della negazione di Dio, cioè la mancanza di pietas, per cui l’impietas dell’impius, la negligenza della religione pratica, è la conseguenza immediata dell’ateismo interiore, dall’empietà derivano la disonestà e l’immoralità, e tutto quello che a queste deviazioni viziose si associa. I Padri hanno insegnato che l’empietà è il peggiore vizio che l’uomo può presentare, in quanto costituisce la negazione completa del suo essere proprio e dell’ufficio per cui è stato costituito, ovvero l’ufficio di pietas. Perciò l’empio non può realizzare in alcun modo il suo bene, né può perseguire in alcun modo la felicità, né, infine, può attuare il Bene nell’umanità.

Nel Medioevo e, specialmente con l’inizio della modernità, il degrado dell’uomo è continuato, l’anima umana è sprofondata via via in una crassa carnalità e la dimensione titanica dell’esistenza è divenuta sempre più opprimente, perciò la liberazione dalla soggezione alla sensazione corporea ha richiesto uno sforzo ascetico crescente, al quale sempre meno uomini si sono dedicati.
La religione cristiana che ha prevalso in Europa ha tentato di arginare la crescente sovversione prodotta dall’ateismo, ma dopo le rivoluzioni antitradizionali l’ateismo si è diffuso a livello mondiale e ormai ha scardinato alla radice le diverse civiltà religiose tradizionali, negando i principi su cui erano fondate da tempi immemorabili.
L’azione rivoluzionaria ha promosso la costituzione di una società mondiale omogenea, dal carattere rigorosamente ateo, nella quale la pratica dell’edonismo più estremo penetra in ogni istituzione e in ogni uomo. La ricostituzione in senso ateo delle istituzioni civili e sociali ha avuto lo scopo di estirpare ogni tendenza religiosa nell’uomo e nella civiltà, cancellando ogni possibilità di attuare veramente il bene, così come la pace e la giustizia nell’umanità.

Negli ultimi settanta anni, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ateismo si è veramente esasperato, questo risultato è la conseguenza di due secoli di odio nei confronti della religione. L’Illuminismo si era posto come programma pratico l’instaurazione del più completo ateismo nell’uomo e nella società, e quindi la sovversione integrale delle istituzioni religiose per sostituirle con altre radicalmente atee.
Diversi “filosofi” si sono succeduti nell’elaborare e approfondire i principi negativi che sono alla base dell’ateismo, da Kant ai filosofi dell’Idealismo, Fichte e Hegel, per giungere poi a Bauer, Marx, Feuerbach, per finire il XIX secolo con Nietzsche, la cui “filosofia” della “morte di Dio” ha affermato la scomparsa della presenza immanente di Dio dall’anima dell’uomo e quindi anche la cessazione di ogni relazione attiva dell’anima con Dio, perciò, in generale, la scomparsa del complesso operativo della religione.

Con l’ingresso nella postmodernità, è venuto il tempo in cui quanto rimane della religione tradizionale viene meno dall’anima dell’uomo, perciò esso annichilisce in un nulla di senso, in un nulla di fine, con tutto ciò che ne deriva. “Profeti” del nichilismo postmoderno sono stati Heidegger, Sartre e poi Camus, che hanno promosso un esistenzialismo ateo annientante che ha sollecitato il completo inviluppo nel non essere abissale dell’ultimo uomo, spingendolo a de-essenzializzare integralmente la sua vita, in favore di una sostanzializzazione massiva, equivalente ad uno sprofondamento nella più completa materialità tenebrosa.

Per l’uomo attuale è “cosa naturale” essere completamente ateo, per esso è persino “un valore”, raggiunto con tante battaglie e lotte rivoluzionarie, che si sono successe in qualche secolo di modernità. L’ateismo è ormai lo scopo da perseguire nella vita dell’ultimo uomo, ormai ognuno è dedito all’estrema radicalizzazione dell’empietà. Il nichilismo non risparmia più nessuno, neanche coloro che si professano “religiosi”, ma vivono di fatto in modo ateo. Vi sono poi coloro che vorrebbero combattere “l’antitradizione” per riproporre la riorganizzazione della religione antica, ma anch’essi, a ben vedere, conducono una vita del tutto centrata su pseudoprincipi e pseudovalori atei e profani.
L’ateismo dell’uomo contemporaneo è così radicale e profondo che egli non è più minimamente cosciente del suo stato ateo, egli non si rende conto di praticare un ateismo sia teorico che pratico, immerso completamente nell’alienazione e nell’astrazione dalla realtà, non rispetta in alcun modo le Leggi Divine, il Governo di Dio e la Provvidenza Universale. Egli non ne vuole sapere di alcun Essere Divino Trascendente e dell’accordo della sua vita con Esso, non ha più alcun rispetto dell’autorità e si rimette completamente a “sé”, in nome del razionalismo, dell’individualismo e dell’edonismo, sviluppa un completo scetticismo che scade nel più generale relativismo, fino all’estremo rifiuto di qualsiasi elemento ontologico permanente.

L’ultimo uomo tratta della religione ormai come di una cosa astratta, da relegare agli “studi universitari”, alla critica storico-filologica di carattere umano e profano, sulla religione si specula, si scrive, si fanno convegni, forum, blog, siti web, ma pochissimi ormai vivono autenticamente la religione. Molti uomini guardano alla religione come qualcosa di superato, un indirizzo dell’uomo antico di cui la scienza ha ormai dimostrato l’infondatezza, certamente la religione non è più ritenuta necessaria, perché il progresso scientifico e tecnologico le hanno tolto ogni validità, fornendo all’uomo quello che cercava invano nella religione.
Per l’uomo ateo postmoderno, il religioso è qualcuno che ancora non si è liberato dai pregiudizi antichi e medioevali, dalle fantasie infantili di uomini senza scienza, il religioso è un poveretto sottomesso all’autorità di un altro uomo, perché non è capace di autodeterminarsi con il suo “libero pensiero”, il religioso è un debole, un’incapace di pensare con la sua testa, è qualcuno da compatire, da compiangere. L’ateo postmoderno ha sviluppato un individualismo superbo e titanico radicale, egli non deve rendere conto a nessuno, né alla religione, né tanto meno a Dio, ormai neanche alla sua coscienza, perché egli ormai è Dio, il giudice supremo e l’autorità onnipotente stante sopra ogni cosa.

Purtroppo la gran parte delle organizzazioni religiose tradizionali sono ormai degenerate a tal punto che le loro autorità si sono convertite all’ateismo postmoderno contenuto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, queste autorità hanno perduto gran parte delle loro qualità e ormai sono trattate come individui comuni.
Le residue autorità religiose non combattono più con la dovuta forza l’ateismo e si prestano ad accogliere con cedevolezza l’alterazione sovversiva della religione. Le varie proposte che ormai si susseguono per rispondere all’esigenza profonda di spiritualità dell’uomo, che si è allontanato dalla religione tradizionale, hanno per lo più un carattere parodistico, molti indirizzi sono espressione del fenomeno tipico degli ultimi tempi, il neospiritualismo, il quale rappresenta una precisa forma di ateismo contemporaneo mascherato da spiritualismo.

Con l’affermazione dell’ateismo radicale l’umanità raggiunge il punto più basso della sua infernalità catabasica, ormai la malignità integrale caratterizza l’esistenza dell’uomo finale. In questa età di crisi religiosa estrema, l’unica via per beneficiare l’uomo, e operare in lui una giusta azione che lo conduca alla salute, consiste nel ricostituire il suo stato religioso e quello della società in cui vive.