Integrandosi nella religione dei Padri l’uomo romano-italiano ritrova la sua vera identità metafisica e scopre il senso religioso e sacro della sua persona e della sua terra Italia.

Nell’Italia rivede i luoghi arcani e misterici delle origini, ritrova i suoi avi divini, il suo popolo, il senso compiuto del suo linguaggio, della sua mentalità, della sua cultura, della sua condotta civile e morale, persino il senso della forma del suo corpo.

I Padri hanno costituito un corpus di scritture che consentiva di avere sempre di fronte a sé le vite esemplari dei Maggiori, perché l’uomo religioso italiano potesse imitarle nel tempo. La storia trasmessa, secondo il monito ciceroniano, doveva essere luce della verità religiosa, memoria della vita esemplare, maestra di vita ed esortazione alla pietà verso la vetustà.
La storia deve perciò essere assunta nel suo senso sacro, quindi deve essere fondata teologicamente e religiosamente, essa deve mantenere viva la memoria delle gesta divine esemplari dei Padri nelle generazioni, deve suscitare l’amore per la gloria nei giovani, in tutti i fedeli di Roma. Questo è l’usus maximus della storia, mentre la semplice erudizione storica esteriore è inutile e sviante, come dice anche Quintiliano.

Il soggetto deve accostarsi alla storia sempre in modo religioso, in quanto la storia trasmessa dall’autorità dei Padri è vera luce di esempi divini, di maestri di vita religiosa, quindi ogni tentativo di alterare o mettere in dubbio la storia sacra della civiltà romano-italiana va respinto con forza.