Seguendo un certo orientamento si ritiene che la purezza della vera romanità si trovi solo nel periodo delle origini monarchiche e, tuttalpiù, nella Prima Repubblica, perciò chi voglia riferirsi all’autentica romanità, per avere una visione non contaminata o alterata della stessa, una visione “assolutamente pura”, prima che essa perdesse la sua “forma incorrotta”, dovrebbe prendere come modello la “Roma Prisca”[1], nella quale la prassi religiosa si svolgeva secondo la più pura forma romana, scevra da influssi e modificazioni subentrati nello sviluppo storico della civiltà romana. La collocazione astratta nella “Roma prisca” può costituire una precisa posizione metodologica, un’impostazione per compiere studi o valutazioni astratte, che possono avere una certa validità se svolti in modo rigorosamente tradizionale. Ma quando da questa collocazione astratta ed ideale si deve passare alla situazione concreta, specialmente all’attualizzazione della romanità nella vita di oggi, le cose cambiano radicalmente. Nessuno che abbia qualche qualificazione adeguata può pensare di scavalcare duemilacinquecento anni di storia, come se niente fosse avvenuto. Secondo alcuni, un po’ tutto quello che è avvenuto a Roma, dopo un certo periodo “prisco”, va considerato come una “deviazione” o un’alterazione, dall’accoglienza della filosofia a quella dei culti misterici e orientali in particolare, ed altre cose minori.



Per continuare a leggere accedi o registrati

Accesso per utenti iscritti