Il termine libertas è proprio del lessico religioso e giuridico romano[1] e racchiude molteplici connotazioni di carattere metafisico, cultuale, giuridico e sociale. Nel senso più esteriore libertas è lo stato o la condizione propria di cui fruisce l’uomo libero, liber, il civis romanvs svi ivris. Coloro che non presentano la libertas, sono soggetti a limitazione della loro condotta, sono sottoposti ad altri che ne dirigono e sorvegliano il comportamento. La servitù del servvs presuppone una determinata mancanza giuridico-civile di libertas. Connesso al termine libertas è il verbo redimere, che significa fondamentalmente riscattare, riavere, riacquistare, liberare da un particolare vincolo esteriore, ad esempio sociale o giuridico, ma anche da un vincolo interiore. Si adopera il verbo redimere per indicare l’atto per cui un servvs è riacquistato, ma il redimere è anche ciò per cui il servvs riacquista la libertas e diventa libertvs, ossia liberato dalla condizione di servitù. In senso lato il verbo redire implica un ritornare indietro, il riacquisire una posizione precedente, uno statuto originario, riacquistare ciò che si era perduto. La redemptio, redenzione, è, giuridicamente parlando, un acquisto sacrale, un contratto di acquisto rituale e, in senso più generale, indica l’avvenuta riacquisizione, la ricostituita statuizione della condizione originale, attraverso



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