Nell’ampio esame che effettueremo tratteremo delle varie tappe che si sono sviluppate lungo il processo di individualizzazione dell’essere, della sua identità, della coscienza, della condotta e dell’organizzazione delle società, un processo che si è sviluppato nel corso di oltre duemila anni, a partire dall’ambiente europeo, per diffondersi poi su tutta la Terra. È comunque opinione concorde quella per cui si ritiene che l’individualismo non costituisca un dato originario dell’umanità, in effetti noi potremo parlare di un personalismo originario, centrato fondamentalmente su un teologismo principiale, da cui si degrada progressivamente nell’individualismo, prima nell’ambito della religione, poi della politica e poi della società, interessando ogni aspetto della vita dell’uomo. Come vedremo, la vera e propria affermazione dell’individualismo si ha con la costituzione della modernità, nel corso della quale si è avuta una serie di insurrezioni, rivoluzioni e atti di sovversione che hanno permesso all’ideologia individualista di affermarsi. Nella seconda modernità l’individuo ha teso sempre più ad affermare la sua realtà autonoma, indipendente e sovrana, rispetto a qualsivoglia altro ente o cosa. La libertà individuale viene sempre più distinta dal bene comune della società in cui il soggetto individuale vive, così la situazione sociale tradizionale viene via via capovolta. Un processo che non si è mai arrestato ha permesso oggi l’affermazione dell’individualismo radicale postmoderno, la cui natura è completamente nichilistica, con tutte le conseguenze distruttive che ciò comporta.
Il termine “individualismo” ha fatto la sua comparsa nel XIX secolo, per definire una tendenza della condotta sociale che era considerata ampiamente negativa, in quanto l’individualismo negava l’insieme ordinato della vita dell’uomo e delle società tradizionali in cui esso viveva da millenni. Attraverso singole azioni di individui isolati, e poi attraverso orientamenti filosofici e culturali specifici, si è giunti ad azioni di tipo politico e sociale dando adito a movimenti e orientamenti, e poi ad organizzazioni rivoluzionarie, le quali hanno fatto sì che l’individualismo si imponesse nelle società, fino a divenire la ragione di vita di tutti gli uomini. Dalla Rivoluzione Francese in poi il processo di emancipazione dell’individuo da ogni tipo di subordinazione a principi, valori, istituzioni e autorità superiori ha conosciuto un andamento progressivo sempre più rapido, tutti gli indirizzi individualistici hanno avuto l’intento di creare una nuova vita e dei nuovi modi di condotta, compiutamente individualizzati, per tutti gli uomini. A questo fine hanno concorso le più diverse personalità, fino al punto in cui l’individualismo si è imposto alla mentalità generale, così la configurazione individualistica dell’assetto della vita e dei valori, delle istituzioni e dei loro fini, ha potuto svilupparsi sino agli esiti attuali. Nel corso del XIX secolo l’individualizzazione della vita ha portato alla costituzione di un soggetto sempre più astratto dai riferimenti alla dimensione del cosmo o della trascendenza, questa nuova figura ha ripiegato la sua esistenza nell’interiorità intimistica della sua anima con lo scopo di accentuare il presunto “autocontrollo razionale di sé” e dei suoi comportamenti, una disposizione finalizzata alla più completa autodeterminazione, con la quale il soggetto si è isolato da qualsiasi genere di influsso, imposizione e vincolo provenienti dall’esterno. Contemporaneamente questo individuo, che ha voluto autonomizzarsi sempre più, ha cercato anche di emanciparsi da ogni controllo sociale che l’umanità potesse esercitare su di lui, e quindi ha perseguito la cosciente privatizzazione della proprietà e della condotta di vita, per cui ha promosso la più ampia indipendenza individuale nell’ambito della sfera privata, ossia al di fuori di quelli che erano i luoghi sociali e politici nei quali comunemente si svolgeva la vita dell’uomo precedente. Questa tendenza all’individualizzazione della vita ha favorito la decomposizione delle organizzazioni sociali tradizionali, le quali erano nettamente comunitarie, organiche e gerarchiche. Questa situazione, insieme alla dissoluzione dei vincoli sociali tradizionali, ha permesso la costituzione di nuove forme relazionali nell’ambito dell’interazione fra individui, dando adito alla formazione delle nuove pseudosocietà, delle pseudocomunità e delle pseudocollettività. Il contratto sociale è divenuto l’elemento per il quale molteplici soggetti distinti, isolati e indipendenti l’uno dall’altro, hanno cercato di concordare quali fossero le “regole del gioco” più adatte per riunirsi in una società che mirasse a favorire la realizzazione delle più ampie libertà e l’acquisizione dei diritti individuali più completi. In tale modo si è passati progressivamente dall’individualismo sovversivo e di rottura, all’individualismo che ha cercato di organizzarsi attraverso il contratto sociale e il consenso democratico, come nelle nuove società moderne.
L.M.A. Viola
Estratto da Saturnia Regna n. 68
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