L’Ontologia fra antico e moderno
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La moderna ontologia a confronto con quella antica e tradizionale
Vincenzo Nuzzo
“Esiste soltanto la Divinità del Dio vivente, e nulla vi è oltre o al di fuori della Divinità.”
Tale assioma della coscienza religiosa si oppone direttamente alla coscienza immanentistica, secondo cui l’essere appartiene soltanto al mondo, e, di conseguenza, Dio non esiste.
Si può scegliere solamente tra queste due possibilità: o la Divinità o il mondo, tertium non datur” [Sergej Bulgakov, La sposa dell’Agnello, EDB, Bologna 2013, 1, 2e p. 76-77]. Questa affermazione di Sergej Bulgakov (esponente di spicco della Sofiologia russa) può venire considerato il viatico stesso dell’investigazione condotta in questo libro. Essa ha voluto seguire attentamente il percorso che la riflessione ontologica ha seguito a partire dalla sua grande fioritura medievale e scolastica fino ad alcuni tentativi di sua ripresa entro il pensiero moderno (con una decisa sopravvalutazione dell’Essere immanente a scapito di quello trascendente). I limiti delle due ontologie sono risultati chiaramente nel corso dell’investigazione, per cui (al di là della loro concorrenza nel definire il concetto di «essere») nessuna delle due può venire considerata né esaustiva né soddisfacente. Per cui alla fine è emersa con chiarezza la superiorità assoluta dell’ontologia legata alla prospettiva tradizionalistica di pensiero, che in questo saggio viene presentata soprattutto per mezzo della visione teosofica di Jacob Böhme, ed inoltre per mezzo dei suoi evidenti richiami a visioni tradizionali come quella neoplatonica e vedantica.