È necessario avere ben chiara quale sia la differenza che esiste fra uno studio di tipo religioso e uno pseudostudio di tipo profano. Il primo genere di studio ha come base epistemica la Sapienza Divina, nella quale sussiste la Verità Assoluta inerrante, e quindi anche la certezza gnoseologica ed epistemica immutabile. Lo studiosus religiosus, grazie al metodo religioso di studio, compie un itinerario ascensivo che rispetta gli elementi che gli consentono di adeguare progressivamente la sua intelligenza alla Verità Divina e perciò alla Sapienza Divina nella quale è riposta. Tutto ciò che lo studioso religioso svolge è teocentrato e dunque è subordinato all’Autorità Divina, al Suo Magistero e a ciò che la tradizione divina ha consegnato, secondo una precisa regola tecnica che non può essere mutata. Lo studiosus procede in modo tale da trascendere ogni limitazione individuale egoica finita e tutte le operazioni provenienti dal soggettivismo relativo all’ego razionale e carnale. Egli è volto a raggiungere l’oggettività perfetta della Scienza Divina Integrale e, allo stesso tempo, persegue la capacità di agire oggettivamente secondo la immutabile Giustizia Universale. Tutti i metodi che esulano da questa procedura e da questa dinamica, parzialmente o completamente, presentano delle alterazioni in senso umano e profano, perciò non hanno un vero carattere realizzativo e quindi non consentono di attuare il vero bene dell’uomo. Se lo “studio” non conduce l’uomo al suo vero fine di giustizia non può essere considerato valido, perciò praticabile.
Da almeno venticinque secoli i custodi autorevoli della sapienza divina inerrante reagiscono nei confronti di tutti coloro che si discostano umanamente, razionalmente e profanamente, dalla via religiosa alla sapienza. La reazione originale della filosofia tradizionale contro l’eloquenza, la retorica e la sofistica, in quanto vie illusorie alla sapienza, ha un senso primario preciso, così come tutte le reazioni critiche volte verso tutti gli indirizzi formativi che non fondano adeguatamente sull’Essere Divino, sulla Sua Sapienza, sulla sua attività provvidenziale che pacifica l’intero universo. Queste reazioni nei confronti delle deviazioni si sono succedute nel tempo, si sono poi intensificate con lo sviluppo della modernità antitradizionale e antireligiosa. Una severa critica è oggi quanto mai necessaria nei confronti della falsa filosofia e dei falsi processi di costituzione della scienza, così come nei confronti di tutte le modalità degli studi profani.
Negli ultimi due secoli si sono affermati gli istituti di formazione scolastica o universitaria nei quali si procede allo “studio” con metodi completamente contrari al metodo religioso. Questi metodi di studio, fondati sul razionalismo ateo, sulla critica razionale umana, sulla prospettiva critico-storica, critico-linguistica, ecc., costituiscono quanto di più distante, opposto e persino avverso, si possa esprimere in rapporto al metodo religioso di studio. Questi metodi sovversivi sono stati impiegati per definire la filologia antitradizionale e una “cultura classica” a rovescio, che non è ordinata al bene dell’uomo ma al suo contrario.
Il metodo religioso di formazione sviluppa, in prima istanza, la formula vir bonus dicendi peritus. Per giungere al perfetto dicere, e quindi per divenire optimus orator e dunque anche optimus civis, occorre anteporre alla formazione oratoria, che allo stesso tempo è anche filosofica e giurisprudenziale, la formazione morale che rende il vir bonus. La disciplina morale che struttura l’animo virtuoso, buono, capace di condotta onesta e giusta, costituisce il fondamento del metodo religioso di studio, per il quale tutta l’anima, così come tutto il corpo dello studiosus, vengono adeguati alla misura intelligibile trascendente dell’uomo da realizzare. Per raggiungere la conoscenza ontologica del Bene, occorre che tutto l’uomo si conformi al Bene, egli deve farsi boniforme in tutti i suoi tratti altrimenti non potrà mai accedere alla conoscenza ontologica del Bene, allo stato dell’essere che adegua sostanzialmente l’animo dell’uomo al Bene assimilandolo ad esso. Perciò, nella prassi tradizionale degli studia humanitatis la disciplina della filosofia morale, che produce precise virtù reali e quindi delle potestà operative effettive nell’animo, deve precedere, o quanto meno deve essere svolta parallelamente, all’iniziale disciplina della filologia tradizionale classica, la quale è la sola che può essere assunta dallo studiosus religiosus per acquisire la vera conoscenza religiosa dei testi autorevoli, fino al pieno possesso della sapienza divina, con la quale si costituisce anche la conoscenza essenziale delle scritture e dell’insegnamento religioso prodotti dai Padri Maestri.
È facile comprendere che non si può immettere agli studia operativi e realizzativi colui che non possiede il retto stato religioso, che non ha un adeguato animo discente e dunque non è univocamente costituito nella modestia, la sola virtù che consente di rispettare la Sapienza Divina e la Volontà di Dio. La cultura romana classica, come ogni vera cultura religiosa, richiede una conversione completa dell’uomo, grazie alla quale esso è messo in condizione di compiere, in ogni momento della sua vita, un’azione provvidenziale che statuisce la Giustizia Divina in lui e nell’Orbe. Gli indirizzi che falsificano la cultura romana classica, e la sovvertono in senso anticlassico, antiumanistico e antiromano, non consentono di svolgere alcuna procedura realizzativa tradizionale regolare, dunque non possono essere avvalorati in alcun modo.
Il cosiddetto “metodo scientifico” moderno di studi ha un carattere profano, quindi non ha alcun fondamento metafisico, teologico e divino, ed è opposto al metodo religioso tradizionale degli studi, perciò conduce l’uomo nella direzione contraria rispetto a quella che attua il suo bene. Ciò che viene ritenuto scientifico, in realtà non lo è, non è che l’attribuzione di scientificità ad un prodotto razionalistico, umano, eruditivo, non è che l’espressione dell’illusione soggettiva dello studioso afflitto da vari limiti ontologici ed errori prospettici.
Colui che procede alla sua formazione negli istituti religiosi tradizionali dell’Organizzazione generale e della A.R.Q., avrà modo di acquisire i criteri e i fondamenti che costituiscono in modo rigoroso il metodo di studio religioso tradizionale. La conformità dello studio all’autorità divina di riferimento, al principio di autorità, al criterio di verità e alla “ortodossia tradizionale”, è indispensabile, questi elementi costituiscono il metro di misura su cui fondare il retto pensiero circa l’essenza divina, il mistero e la funzione provvidenziale di Roma. Senza una salda “fede” nella Sapienza Divina Universale, oggettiva e sovraumana, si alimenta una moltitudine di opinioni e di punti di vista, ogni individuo irregolare si autolegittima in modo autoreferenziale persino ad insegnare, senza fondare rigorosamente sulla certezza metafisica che fa capo al Principio Divino della religione, e senza dare alcuna dimostrazione scientifica tradizionale della verità delle sue affermazioni.
Negli istituti religiosi tradizionali si tratta solo di gnoseologia sacra, epistemologia sacra, scienza sacra, si pratica l’ascesi nella conoscenza sacra e si perseguono stati di realizzazione conoscitiva ontologica precisi, questi risultati non sono conseguibili senza una parallela ascesi morale, civile, religiosa e spirituale, una disciplina strutturata dalla filosofia religiosa romana che permette l’accesso alla Sapienza Divina Universale dei Padri Maggiori. Questa prassi non può essere confusa, in alcun modo, con gli “studi” che vengono svolti negli istituti profani di formazione. I docenti che dirigono lo studio religioso possiedono la conoscenza religiosa per esperienza reale, per realizzazione ontologica della stessa, essi sono adeguati alla dimensione sovraindividuale della conoscenza reale ed effettiva. La disposizione della vera conoscenza si traduce in una vita religiosa onnicomprensiva, coerente ed integrale, una vita religiosa romano-italiana nel tempo attuale. Coloro che espongono solo conoscenze eruditive e libresche, senza avere una conoscenza esperienziale di ciò che trattano, non conducendo una vita religiosa romano-italiana, non possono condurre nessuno nella via operativa della pietas pacificante.
In definitiva il metodo di studio religioso tradizionale è completamente opposto al metodo profano, attraverso il metodo religioso lo studiosus procede negli studia secondo modalità che per molti profani non sono comprensibili nemmeno astrattamente, per questo motivo è necessaria una preparazione preliminare adeguata dell’animo, che produca una mirata rettificazione di ogni orientamento profano della condotta di studio, in modo che il discente possa applicarsi alla formazione introduttiva alla religione e alla sua dimensione operativa in modo corretto. La preparazione preliminare che si svolge nell’A.R..Q. è finalizzata a creare una forma mentis religiosa tradizionale e mette in condizione l’aspirante alla Via di disporsi di fronte alla tradizione sapienziale divina in modo giusto, così egli può ricevere l’influsso spirituale dei Padri per elevarsi nell’anabasi realizzativa nel modo dovuto. Liberato dalla mentalità profana, e dalle deviazioni dei metodi profani di studio, l’aspirante acquisisce una struttura interiore e una dinamica operativa che gli consentono di attuare la religione in verità ed esperienza, facendone una realtà vivente.