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La conversione e la formazione completa dell’animo religioso

Il processo convertivo completo si sviluppa attraverso due fasi precise, che conducono a due acquisizioni relative: la costituzione dello stato di discente, grazie all’acquisizione dell’interesse religioso rettamente orientato, nel quale l’animo, preso atto della sua ignoranza radicale e della sua infermità giudicativa, determina l’istanza-motivazione religiosa ad arrestare la superbia raziocinativa-opinativa dell’individuo carnale, per conseguire la modestia e il credere Deos, elementi costitutivi dell’animvs pivs; la seconda fase conduce alla costituzione dell’animo religioso vero e proprio, in virtù del credere Deos acquisito l’animo aderisce essenzialmente, con la sua sessa sostanza, alla Sapientia Divina, stabilendo così ogni atto della sua ragione in essa e costituendo così anche la prima fides. Solo dopo aver costituito lo stato religioso, l’uomo diviene “seguace di Dio”, perciò è disposto al Deos sequi, per il quale la completa conversione interiore coinvolge anche la volontà e le potenze irrazionali dell’anima, in modo che tutta la vita concreta della persona viene accordata alla Giustizia Divina e ordinata all’attuazione dell’officium di religio-pietas, per la costituzione della Pax Deorum Hominumque e della Salus Publica: qui ha inizio la vita religiosa vera e propria, dopo aver completato la Formazione Propedeutica.

La conversio è il fine prodotto dal convertere, un’azione a cui presiede Venus Verticordia. Nel processo del convertere il vertere è essenziale, dunque non è semplicemente volgere, voltare, tornare, ma, presentando il verbo la radice vr-, che si trova anche in altri termini come vertice, verticale, virtù, ecc., il vertere indica “un moto di rivolgimento verticale”, un rimettersi eretto dell’ente, un porsi perpendicolare, in piedi, mediante una rotazione-rivoluzione. Quest’ultimo è il senso più attinente al termine “conversione”, in quanto esso indica “un reinnalzamento completo dell’anima”, la quale, dopo il suo “abbassamento” catabasico, al termine del processo è “convertita”, dunque anche conversa. Innalzarsi con, essere tutta verso, o per, sono locuzioni che specificano il risultato conclusivo del convertere. Lanima convertita è sottratta dallorientamento alla vita sensibile ed è nuovamente innalzata e rivolta alla vita intelligibile, la vita religiosa, perciò viene ricomposta nella sua retta disposizione, in modo che possa attuare il suo ufficio religioso. La conversio assume anche lo specifico senso greco di epistrophé, “rivolgimento all’origine”, ritorno  all’apice stabile dell’Essere dopo il moto processivo, il moto esistenziale alienante che l’anima ha compiuto sprofondando nel corpo. La conversio ha inoltre il significato di periagoghé, “la rotazione interiore volta ad un innalzamento”, infine la conversione è anche iniziale metanoia, propriamente “un atto di innalzamento del nous, dell’intelletto, che si pone al di là della dimensione sensibile nella quale ordinariamente staziona. L’innalzamento che avviene nella conversione preliminare non coinvolge ancora veramente l’intelletto nella sua essenza, che sarà interessato da una fase superiore della realizzazione, nella quale, con l’acquisizione della Sapienza Divina, si compirà perfettamente la metanoia. In ogni caso la conversione iniziale dellanima prevede il capovolgimento completo dellorientamento e dellattività delle sue facoltà, perciò produce anche una completa rivoluzione della vita pratica, la quale viene rifondata dall’adesione dell’anima, distolta da ogni soggezione alla natura mortale e dalla sensazione corporea, alla misura dell’Intelletto Divino, Apollo, dalla quale derivano la condotta virtuosa e la pietas.

L’anima che ha patito la catabasi completa presenta una posizione capovolta, “pervertita” rispetto al suo stato normale, essa ha finito per identificarsi completamente al corpo ed è stata assoggettata ad esso, perciò si è alienata da sé ed è divenuta vittima dell’illusione che la sensazione corporea procura. La ragione dell’anima titanizzata è rivolta alla corporeità sensibile, la sua volontà è sottomessa alla cupidità, la sua vita è orientata in modo bestiale alla conservazione animale e alla ricerca del piacere. Il processo convertivo rettifica completamente questa situazione, perciò comporta una rivoluzione completa di tutta l’anima e delle sue facoltà, le quali vengono riorientate al loro vero fine e perciò al loro vero bene. Il fulcro della conversione è l’animus, il quale, conosciuta la sua alienazione, compie un primo rientro in se stesso mediante un preliminare atto di autoconoscenza, nel quale si scopre soggetto non corporeo e non mortale, ma temporaneamente asservito alla corporeità e alla corruzione, “… fondamento e base della purificazione è il conoscere se stesso in quanto animo, legato in una realtà estranea e di essenza diversa”[1].

Il monito nosce te ipsum è ad un tempo principio di separazione dal non sé, avvio della conversione e purificazione dellanimo dalla commistione con la sostanza mortale. Il processo che ricostituisce l’animo in se stesso e lo rende pio è definito dall’Ottimo Padre Cicerone a partire da un monito preciso:

Deum te igitur scito esse”…

“…questo sappi, che tu sei un Dio …”[2].

Su questa formula Cicero impernia il processo di conversione iniziale, così pone le basi per lascesa olimpica dellanimo, fino alla sua apoteosi. Una volta compiuta la conversione, l’ignoranza iniziale si muta in credofides e recta opinio, la superbia in modestia e timor Dei, la tendenza concupiscente viziosa in amor Dei e amor gloriae. Col primo riallineamento dell’animus immanente all’Animus trascendente si ottiene la prima misurazione dell’essere determinato dell’animo dell’uomo secondo la sua essenza. Mediante la conversio l’anima è così distolta dal sensibile ed è rivolta all’intelligibile, dunque accoglie, secondo il modo elementare della recta opinio, la Luce della Sapienza Divina presente nella Sapientia Maiorum. A questa Sapientia, che è Sapienza di Dio, l’anima aderisce interamente con il credere e si vincola ad essa con la fides, perciò, una volta convertita, si presenta tutta unificata all’oggetto di fede e amore, Dio e il Suo Governo-Impero Provvidenziale, identificato dall’atto del credere che la conversio ha perfezionato. Ogni facoltà dell’anima viene così ancorata alla Misura Divina, mentre ogni inclinazione in senso vizioso ed empio viene disprezzata come ingiusta, perciò viene combattuta e abbandonata.

Il primo passo della conversione, che coincide con la prima fase della Formazione Religiosa Propedeutica, è favorito dalla presa d’atto dell’ignoranza dell’animo, il quale rileva che la Sapientia Divina non è presente in lui, a nessun livello, perciò egli diviene cosciente del fatto che compie solo azioni contrarie alla Volontà Divina, quindi azioni maligne e ingiuste. La visione dellignoranza a cui lanimo è soggetto deve determinare labbandono di ogni presunzione superba, in particolare il soggetto deve cessare di essere convinto di saper giudicare cosa siano il bene e il male, così come deve abbandonare l’erronea convinzione per la quale egli crede di agire secondo giustizia. Alla ripulsa iniziale dellignoranza-superbia, a cui lanimo soggiace, seguono la ricerca univoca della modestia e poi la costituzione elementare della recta opinio, mediante il credere Deos e la recta fides, fondata sulla Misura Eterna della Volontà Divina espressa nel Mos Maiorum. Raggiunta questa seconda tappa convertiva lanimo è in condizione di svolgere lesercizio elementare della pietas, dunque segue fedelmente, senza affermazioni distintive superbe, il Fatum. La vita religiosa vera e propria si costituisce quando tutto lanimo è costituito nel Deos sequi, col quale la conversione interiore diviene conversione pratica di tutta la vita. Attraverso il Deos Sequi viene costituito l’accordo completo di tutte le attività dell’animo con la Provvidenza Divina e il Fato, ciò equivale a seguire la Volontà Divina in ogni atto della condotta quotidiana. La disposizione dell’animo pio romano-italiano è analoga a quella del filosofo che pratica lo akolouthein to theo, il “seguire Dio”, che produce la omoiosis theo, l’assimilazione a Dio.

Una volta che l’animo, attraverso il dialogo ironico e catartico iniziale ha fatto l’esperienza immediata della sua ignoranza radicale e, dunque, quando l’animo prende atto del fatto che non si conosce e che non ha conoscenza dell’Essere Divino, della Verità, del Bene, del Giusto, ecc., scopre anche la sua superbia, la sua presunzione di sapere, la fallacia della sua vana erudizione e del suo opinare umano, non fondati sulla Sapienza Divina. Lazione dialettica magistrale spinge lanimo ad abbandonare ogni immedesimazione al corpo e allego-ombra sensibile, alle sue illusioni, alla relatività radicale della sua esperienza finita. Il Magister fa desistere lanimo superbo dalla volontà perversa di sostituirsi a Dio, perciò lo induce ad un primo riconoscimento del limite umano, in senso generale, e del limite specifico dell’individuo particolare, consentendo la prima costituzione della modestia elementare, preceduta da un preciso “atto di umiltà”.

La disciplina filosofica, o lo studium sapientiae, è il cuore della disciplina della virtuspietas, in quanto conduce alla retta conoscenza dell’Essere Divino e del suo rapporto con l’essere dell’animo, dunque solo la prassi conoscitiva dispone alla vera modestia, al timor Dei e alla religio. La catarsi filosofica dell’animo, che dà inizio alla conversione, non è un esercizio eruditivo, ma una disciplina religiosa preliminare operativa, l’aspirante deve sapere che vale di più un grammo di virtus  che una montagna di erudizione esteriore, che caratterizza qualsiasi studioso profano. La conversione deve consentire il superamento della vana indagine razionale esteriore della tradizione religiosa, un’azione che accresce la superbia e la presunzione di sapere, dalle quali deriva l’illusione di essere, di avere realizzato ciò che invece si è solo rappresentato, più o meno correttamente, mediante l’operazione di lettura, in assenza delle condizioni di efficacia realizzativa. Il convertito è disposto secondo l’Autorità Divina degli Dei e dei Padri, ad essa tutto il suo essere è rettamente ordinato, non un solo suo atto egli vuole compiere in disaccordo con la Provvidenza Divina, allo stesso modo la sua ragione è tutta rivolta all’intelletto.

Lanimo pio elementare traduce in atto la conoscenza divina, a cui partecipa secondo retta opinione nella fede, e adotta uno stile di vita religioso romano-italiano organico e completo che lo assimila a Dio, fino alla realizzazione delle virtù esemplari e alla sua completa divinizzazione. Colui che ha abbandonato la vita profana unifica in modo coerente tutte le operazioni della sua ragione e le azioni della sua vita, in ogni loro aspetto, alla Giustizia Divina. Egli ama la dura disciplina e il notevole sforzo dell’ascesi religiosa virtuosa[3], avendo imboccato la via che porta alla sapienza e alla familiarità con gli Dei, è colmo di gioia. Il cambiamento di vita prodotto dal discente religioso è completo, ogni cosa lo differenzia dalla vita comune dell’empio, che è del tutto antireligiosa. La vita religiosa prevede il distacco da ogni indirizzo ateo e profano, sia teorico che pratico, inoltre prevede un impegno elevato e continuo, perché oggi la vita religiosa si svolge in mezzo a molteplici contrarietà. Ogni tipo di vita non religiosa è malvagia e perversa, perciò lascia luomo nel male e nella pena e sfinisce lesistenza nel non senso e nella soggezione ad ogni bruttura. Il vero religioso non sogna, non si agita in una religiosità confusa,  fantasiosa e irrazionale, è “concreto”, conduce una vita interamente conforme al Mos Maiorum, nella disciplina della  prudentia, perciò egli pratica la deditio e l’obsequium nei confronti dei Maiores, perché essi  sono gli Auctores, i Maestri della religio[4].

L’animo in formazione propedeutica vuole essere, in ogni atto, vir vere romanus, egli lotta affinché sia rimossa dai suoi atti, in via definitiva, ogni grado di superbia, perché essa impedisce di amare gli Dei e di conformarsi ad essi. Amando gli Dei l’animo riceve il loro Spirito e attiva la sua divinità essenziale. Fino a quando non presenta lamor Dei, in modo stabile e definitivo, lanimo non ha rimosso laffermazione superba dello spirito umano, perciò lo Spirito Divino non può prendere residenza nel suo cuore, al fine di costituire la Pax Deum, quindi egli non potrà fruire del primo grado di quies, né potrà avvalersi della luce dell’auges nelle opere di pietas, né infine potrà disporre del favore che l’influsso divino determina. La Luce del Verbo Divino dei Padri giunge là dove vi è stata la prima resa della superbia, dalla quale procede l’acquisizione della prima modestia, e della recta opinio fissata dalla recta fides.

Quando lanimus del discente ha ottenuto una stabile dispositio religiosa, la conversione basilare è raggiunta. In virtù di tale stato egli può essere accolto nel cuore della Società Religiosa Romano-Italiana, il Sodalizio Gentilizio, così potrà compiere, in modo coerente e completo, secondo la massima efficacia, l’intero itinerario religioso, in accordo con il Fatum romano-italiano, dimorando sempre in Dio. Il ragionare, il parlare, il sentire e l’agire, una volta stabilito lo stato religioso, dovranno essere sempre mantenuti in accordo col Mos Maiorum, mediante una rigorosa disciplina morale, civile e spirituale. Ogni azione deve rispettare la Prudentia Maiorum nel campo dei sacra, dei iura e dei mores, così l’animus conserva il suo stato buono e giusto. Con la completa conversione la disciplina religiosa vera e propria può avere inizio, se la conversione non è ancora pienamente acquisita, ciascun discente dovrà continuare a perseguirla sino a quando ogni sua alterità rispetto alla Volontà Divina sarà stata rimossa, così egli potrà stabilirsi nella condotta sacra che realizza la Giustizia Divina, che gli consentirà di giungere fino alla piena divinizzazione gloriosa.

[1] Porfirio, Sentenze, XXXIX.

[2] Cicerone, De Repvblica, VI, VIII.

[3] Virgilio, Eneide, VI, 688.

[4] Cic., Har. resp., XVIII.

La formazione religiosa preliminare
Orientamenti Filosofico Religiosi Tradizionali(OFRT)
Formazione Religiosa Introduttiva(FRI)
Formazione propedeutica dell’animo religioso(FRP)
I contenuti specifici dell’insegnamento della Formazione Propedeutica alla Religione Romano-italiana
La Formazione Religiosa Fondamentale(FRF) alla vita religiosa completa