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TERZO MODULO – L’ANIMO RELIGIOSO E IL CREDERE DEOS

Ogni animo è religioso solo se è costituito nella retta relazione a Dio. La retta relazione si costituisce solo nella modestia. Senza modestia nulla può essere attuato di buono e giusto. Nella modestia si attuano ad un tempo la conoscenza della natura dell’uomo e la conoscenza di Dio.

Elementi che fondano la conoscenza religiosa dell’uomo romano-italiano. Dalla conoscenza-convinzione relativa all’esistenza di Dio, alla perfetta integrazione nel piano provvidenziale degli Dei secondo giustizia. La Giustizia Divina e il male. Iustitia et PaxFatum et IustitiaIura dare è l’attività propria di Iuppiter. L’atto della Natura Divina è iura dare. La Iustitia in rapporto al mondo opera secondo la Ratio di Iuppiter. La Ratio sviluppa il Fatum secondo Ius, in ogni ente vi è la presenza operante della Iustitia Divina.

La Giustizia di Dio regna ovunque. L’animo religioso si accorda alla Giustizia volontariamente, in altri casi nessun accordo attivo è possibile. La natura dell’ira Deorum e la poena/labor dell’impius. L’individuazione degli Dei irati. Come si placa la ira Deorum con la pietas. L’animus bonus non determina mai ira Deorum. Stato interno e azione esterna nella pacificazione dell’uomo con gli Dei. Enea e la Regina Deum. La funzione del Dio Tiber nella religione romano-italiana. Gli Dei irati causano ogni sorta di travaglio interno ed esterno all’uomo. L’uomo deve vivere sempre nella pace con gli Dei, ripristinandola se viene perduta.

Pax Deumcredo e fides. L’ira Deorum, la Iustitia Divina, l’azione contro il Fatum e la Vindicta. Il superbo e l’ira Deorum. Sopra ogni cosa l’animo deve temere gli Dei. Il rispetto della Iustitia fonda sulla coscienza della verità dei NuminaConscia numina veri: esame di Virgilio, Eneide, II, 141. La fede nella pietas degli Dei, si qua est caelo pietas: esame di Virgilio, Eneide, II, 536. Agire sempre nella coscienza che nulla avviene senza la giusta disposizione divina,  non haec sine numine divom eveniunt: esame di Virgilio, Eneide, II, 777. Solo la pietas è accolta dagli Dei. Tutto è avvolto nel Fatum disposto dal Re degli Dei: esame di Virgilio, Eneide, III, 736-837. Occorre stabilirsi nella firma fides e accogliere tranquillamente i data fata. Occorre disporsi nell’amor fati secondo prudentia per captare la benevolentia divina.

Il superbo, il maligno e la pena che patisce agli inferi. L’animo maligno superbo non rispetta la Giustizia Divina. Apollo rappresenta la perfetta  intelligenza in accordo con l’Essere Divino, Flegias è il suo opposto e costituisce il principio della superbia radicale. Flegias è precipitato in fondo al Tartaro dalla Giustizia Divina. Nell’inferno delle espiazioni/purificazioni Flegias rappresenta lo stato dell’essere miserrimus, perciò è condannato ad esaltare perpetuamente la Giustizia Divina: esame di Virgilio, Eneide, VI, 620. Enea è l’animus pius perfetto, radicato nell’amor fati e nella fides intemerata, perciò egli segue sempre il monito della giustizia. Il pius accede ai praemia fino al praemium maximum, la gloria eterna e la regalità divina, mentre il ribelle, il contemptor divum, come Mesenzio, è destinato ai castighi. L’animo buono non deve disprezzare Dio. Il male esiste solo a livello dell’animo umano. Il male è un prodotto dell’ignoranza e della superbia. Ogni malvagio, ogni spregiatore degli Dei, è soggetto sempre, in ogni istante, all’ira Deorum, in vita e post mortem.

Seconda parte: Lanimo religioso, la formazione della modestia e lintegrazione nella Providentia-Iustitia

La religione come obbligazione giuridica divina. Che cos’è una obligatio. La natura del creditor e del debitor. L’obligatio che si costituisce essenzialmente e formalmente fra l’uomo e Dio. Il rapporto costituito in divinis fra Deus et animus. L’origine dell’animus e la relazione ontologica di obbligazione a Dio. L’animus è debitor, perciò egli deve rispettare innanzitutto la ratio debiti.

L’animo e il suo ufficio religioso teofanico. Il concetto di officium. La natura essenziale dell’ente e l’ufficio inerente. La religio è l’officium essenziale dell’animo. Nel compiere il relegere l’animus è in atto secondo il suo essere proprio. Il rendere giustizia a Dio è l’officium che ti assolve con la pietas.

La pietas è iustitia adversum Deos: esame di Cicerone, De Natura Deorum, I, 41, 116. La pietas si esercita sia moralmente che ritualmente, ma prima moralmente. La santità della condotta morale placa gli Dei e costituisce la Pax Deum. Nella misura in cui l’animo è in atto secondo il suo essere proprio rispetta la ratio debiti e attua la volontà di costituire Pax Deum. L’animo agisce proberite quando rispetta la regola giuridica e rituale oggettiva. Occorre rispettare sempre il diritto sacro nella prassi rituale oggettiva.

La retta disposizione della volontà amorosa nei confronti degli Dei è venia. La recta veneratio e la mala venia. La fraus nei confronti degli Dei. Il modello della pietas, Enea e la divinizzazione attraverso l’iter durum della  pietas.

La pietas, il credere Deos e il Deos sequi. Le condizioni fondamentali per l’esercizio della pietas. L’animo deve essere capace di attuare iustitia adversum Deos. L’attuazione della giustizia richiede la capacità di rispettare il ius oggettivamente. Il soggetto è pienamente capace di pietas effettiva ed autonoma quando raggiunge la virtus  della prudentia-iustitia. L’animo deve accostarsi al colere Deos in modo castus et purus. La perfetta castitas si ottiene con la perfetta sanctitas. Senza castitas il colere Deos è soggetto a contaminatio ed è invalido. L’uomo romano-italiano acquista la capacità religiosa attraverso l’educatio religiosa. Senza la costituzione dell’animo nel credere Deos, secondo fides, non vi è pietas. Evitare ogni irregolarità nell’accesso alla religio e alla pietas. La tradizione dei Padri relativa alla consegna sulla pietas va rigorosamente rispettata. La pietas non si risolve in atti rituali caricaturali. La pietas è possibile a tre livelli. Il grado elementare della pietas richiede il recte credere e quindi la costituzione del credere Deos. Dal credere Deos viene poi la fides intemerata che permette di radicare l’animo nella Sapientia Maiorum. L’osservanza della fede nella Sapientia Maiorum permette di attuare il Mos Maiorum. L’attuazione del Mos Maiorum consente al soggetto di partecipare all’attività della Providentia e della Iustitia Divina. Dalla fides negli Dei deriva la bona fides in generale. Il vir bonus è tale perché rispetta la Iustitia Divina nella fides. Vi sono una recta fides e una perversa fides. Il vir vere romanus segue il motto dicta fides sequitur fata. La pertinacia nella falsa fides. La credulitas e la falsa fides. La prima fides, fondamento della stabilità nella pietas elementare. Solo il vir bonus fidelis è lealis. Il vir bonus è honestus e fidus. Ad ogni costo la fides religiosa deve essere preservata.

Per favorire il discente che si applica alla disciplina del credere Deos e, allo stesso tempo, per evitare che egli regredisca nell’attività superba dell’opinazione vuota del profano, nella Seconda Parte della Formazione Propedeutica vengono insegnate alcune discipline interne elementari per fissare gli stati conseguiti dall’animus. Inoltre viene esposta la disciplina fondamentale della meditazione romana che prepara il discente alla pratica del regime di transizione, che favorisce il passaggio dalla vita profana alla vita religiosa, una vita nella quale ogni aspetto viene regolato da una condotta rituale completa. Il discente deve conservare l’interesse religioso rettamente orientato raggiunto e mirare alla costituzione del credere Deos, senza essere assorbito di continuo  nell’affermazione dell’individualità e della ragione insipiente. Quando il credere Deos iniziale è raggiunto, occorre stabilizzarlo mediante l’esercizio della fede, la quale può essere stata ottenuta in modo autoritativo o in modo magistrale. Occorre avere presente che la fides, in prima istanza, non è fondata su scientia, ma su recta opinio, in ogni caso è il risultato della suasio diretta o mediata dal dialogo didascalico. La persuasio che si stabilisce perciò è maturata attraverso un’azione dialogica, dunque il credere iniziale è sempre un atto razionale. Se la fides non è “matura”, se l’azione che costituisce il retto credere non è andata fino in fondo, la fede conserva una base irrazionale, perciò è una vana fides (Virgilio, Eneide, IV, 12.), è alogon pistis, che può essere determinata da un’azione di persuasione sofistica che fonda su opinione, fantasia, emozione, passione, sensazione, ma non su scientia. La fides vana è soggetta ad alterazioni continue e si modifica a seconda dei diversi accidenti, perché non ha alcun fondamento epistemico stabile nell’essere, né si è costituita mediante autorità. L’ascolto di opinioni soggettive umane non accertate, l’influsso delle passioni, la superbia, la negligenza nel dialogo magistrale, l’ascendenza sviante dei demoni inferi, possono corrompere una fede debole e immatura.

Il retto credere non deve essere mai confuso con la credulitas, ciò che è “credibile” non necessariamente è vero. Se non si radica l’opinione nella fonte autorevole, o sulla dialettica scientifica, o persino sulla logica, non vi è scampo dalla credulitas e da ciò che essa comporta. La fides-credo incompleta è una mescolanza di razionalità e irrazionalità, di credo retto e di credulità, questa fede deve essere corretta e portata al suo giusto compimento.

La stabilizzazione del discente nella recta fides richiede una purificazione profonda da ogni opinare superbo e profano, la quale arresta ogni approccio irregolare e irrazionale alla Sapientia Maiorum. Molti soggetti impreparati e temerari si ingannano pensando che nella tradizione patria non vi sia una norma fissa a cui attenersi, un “dogma” o un “pragma” in cui aver fede, è esattamente il contrario. La doctrina e la disciplina implicite nel Mos Maiorum, espressione della Auctoritas Maiorum, sono ciò a cui il pius romano-italiano si attiene in modo retto, in esse egli pone la sua firma fides, da ciò deriva la sua ortoprassi e dunque l’azione misurata, morale e rituale, conforme alla Sapientia Divina. Ogni defezione dal Mos Maiorum è una deviazione dalla retta via, dalla giustizia, perciò è un’empietà. La prima partecipazione alla Sapientia Maiorum si ottiene solo a partire dalla costituzione della recta opinio, frutto del retto credere, sul quale fonda la fides, dalla quale a sua volta procede il timor Dei. Religio timor Dei sono sempre strettamente congiunti nella pietas romano-italiana: Connexa enim sunt timor et religio (Servio, Comm. Aen., II, 175). Questa stretta connessione fra il timor Dei e l’ufficio che si rende agli Dei nell’unità della prassi religiosa è affermato anche da Cicerone: “La religione consiste nel timore degli Dei e negli uffici che si rendono loro” (Cicerone, De Inventione, II, 22). Il religiosus è fortis, teme rettamente, è timoratus, il timor religiosus romanus non ha però nulla di irrazionale, non è pavor che paralizza o inibisce, né tremor, né terror, ma è timere, dalla radice tem-, presente anche in parole come templumtem-pus, il cui senso è “misurare separando”, “delimitare ordinando”, circoscrivere secondo giusta misura un’azione, un oggetto, uno spazio, ecc. L’animus immanente, quando conosce il suo status, si stabilisce nella modestia, perciò anche nel timere, egli prende atto della sua identità di essenza con gli Dei, ma distingue il grado di potenza e di funzione che esso ha rispetto ad Essi. Nel colere Deos, l’animus si rivolge al Numen degli Dei mediante un timor razionale lucido, prudente, che gli consente di rispettare sempre, scrupolosamente, le gerarchie degli stati dell’Essere Divino e della Sua Potenza. Solo chi dispone del retto timor Dei non è temerarius, né timidus, perciò non esce mai dalla misura rituale e non cade nella superbia o nell’umiltà, quindi non incorre in atti privi di scrupolo religioso, di pietas. Il soggetto che non teme rettamente gli Dei non può essere religiosus, dunque senza timor Dei non vi è religio, ma solo superstitio neglegentia. Nel timor Dei rientra anche il preciso possesso della conoscenza di ciò che dipende dall’animo, di ciò che è suo proprio, di ciò che è in suo possesso e deve essere attuato, e di ciò che non dipende dall’animo, di ciò che non è suo proprio, che non è in suo possesso, perché dipende dagli Dei, dalla Provvidenza, dal Fato, da Fortuna, ecc., da ciò che deve essere rettamente rispettato mediante la pietas, un rispetto che conduce a felicitas beatitudo.

Sapere che cosa è dovuto agli Dei, affinché la presenza immanente del Bene Divino e della giustizia sia mantenuta nell’ordine della civitas, è proprio del religiosus, esso è il solo che può eseguire con scrupolo fedele, con religio, l’ufficio dell’animus divino immanente, costituendo la Regalità di Dio e la Sua Pace.

Oggi purtroppo diversi individui approcciano la religione patria afflitti da temerarietà, ma temerare violare sacra et contaminare”, perciò gli atti caratterizzati da temeritas scadono nell’impietas, nel culto impuro, smisurato e non razionale, errato, per eccesso o difetto, contrario a prudentia, alla virtù che consente di conoscere e distinguere ciò che è da temere e ciò che non è da temere nell’ambito della religio e di ogni azione, quindi fa evitare sia la superbia che l’umiltà-viltà, oltre alla superstizione.

Il mancato completamento della conversione che forma il credere Deos mantiene il soggetto nell’autoreferenzialità opinativa superba, nella cogitazione sconnessa dalla Realtà e dall’Essere, perciò nell’errore privo di fondamento epistemico. Il dialogo magistrale serrato, lo studium, il regime integrativo di purità, l’amore degli Dei, le discipline che favoriscono la presenza dell’uomo a se stesso devono portare alla modestia. Poi preparano alla meditazione favorendo la gravitas, che a sua volta rafforza e stabilizza la fides religiosa, obbiettivo ultimo di questa Seconda Fase della Formazione Propedeutica alla religione.

La formazione religiosa preliminare
Orientamenti Filosofico Religiosi Tradizionali(OFRT)
Formazione Religiosa Introduttiva(FRI)
Formazione propedeutica dell’animo religioso(FRP)
I contenuti specifici dell’insegnamento della Formazione Propedeutica alla Religione Romano-italiana
La Formazione Religiosa Fondamentale(FRF) alla vita religiosa completa